Viaggiare per apprendere, scoprire, conoscere è stato, è, e sarà uno dei fini della mia vita. Da uomo errante, quale sono, ho vissuto e girato vari Paesi, ma non come turista o visitatore, bensì come residente, perché è il solo modo per entrare, osservare, carpire la mentalità e la storia di un luogo, per immedesimarsi con la gente, comunicare con loro, dialogare. Il tutto per soddisfare la mia innata brama d’imparare e, nello stesso tempo, migliorarmi nei diversi aspetti del vivere quotidiano.
Nei secoli passati, specialmente nel XVIII e XIX secolo, era una tendenza, una moda visitare l’Italia. Grandi artisti realizzarono quel sogno, da Chateaubriand a Madame de Staël, da Goethe a Victor Hugo, da Stendhal a Guy de Maupassant (1850-1893).
Ed è proprio di quest’ultimo che desidero scrivere, ma non della sua biografia o della sua vita, bensì di quel viaggio che intraprese verso il nostro paese e particolarmente verso la Sicilia – era la primavera del 1885 – e di cui ne fu orgoglioso.
Nelle sue pagine leggiamo storia, leggiamo geografia, arte, si descrivono usi e costumi, possiamo, insomma, adoperare quel testo come avvio per studiare la Sicilia di fine XIX secolo.
Maupassant, nella sua narrazione, si preoccupa di essere oggettivo, di non lasciarsi influenzare e descrivere la vita così com’è, così come la vede.
Scrive ne La Sicilie, che fa parte de La Vie Errante, libro di cui stiamo parlando:
“ (…) la Sicilia dovrebbe esercitare sui viaggiatori una duplice attrattiva: sia le sue bellezze naturali che quelle artistiche sono tanto peculiari quanto notevoli.”
Il nostro viaggiatore rimane favorevolmente colpito dai tanti monumenti della nostra isola, ammaliato dall’arte, affascinato dalla natura. Il suo viaggio rispecchia la sua ansia di sapere, ma anche il suo particolare interesse verso tutto ciò che è bello e armonioso.
Parlando dell’arte annota:
“Quando si sono visti tutti quei monumenti che possiedono, benché appartenenti ad epoche ed origini differenti, un medesimo carattere, una identica natura, si può dire che non sono né gotici, né arabi, né bizantini, bensì siciliani: si può affermare che esiste un’arte siciliana, anzi uno stile siciliano, sempre riconoscibile, il quale è sicuramente, fra tutti gli stili architettonici, il più affascinante, il più vario, il più colorito ed il più saturo di immaginazione.”
Si ferma a Palermo, visitando la Cappella Palatina, il Palazzo Reale, poi vaga per Monreale e la sua bella Cattedrale, nonché per le rovine del Castellaccio. Accenna che, in quel periodo, la gente fischiettava e canticchiava un’aria della Carmen, Toreador; che le donne, dai folti capelli e dagli occhi neri, vanno in giro avvolte da stoffe di colori sgargianti, rossi, blu, gialli; annota dei carretti siciliani, della particolarità dei disegni.
Già Goethe, cento anni prima, scrivendo nel suo Viaggio in Italia e tratteggiando gli usi e costumi dei siciliani, a proposito di Girgenti e dintorni, appuntava:
“Nelle case restano per tutto l’anno le donne, occupate a filare e a tessere, mentre gli uomini nella stagione dei lavori campestri, passano a casa soltanto i sabati e le domeniche, e gli altri giorni rimangono giù nei campi, riparandosi la notte in capanne di canne.”
Maupassant visitò Agrigento, i templi, percorse tutta la costa dell’isola, s’intrattenne nelle miniere di zolfo, navigò verso le isole Eolie, ammirandone il loro fascino, degustò la Malvasia, il vino dolce prodotto in quelle terre, poi si soffermò a Taormina. E fu qui che annotò ciò che mi sembra manchi al mondo moderno:
“Quegli uomini (si riferisce ai greci), quelli di una volta, avevano un’anima ed occhi che non somigliavano a quelli nostri; nelle loro vene, col sangue, scorreva qualcosa di scomparso: l’amore e l’ammirazione per la Bellezza.”
E ancora:
“Quando si visita un paese che è stato abitato o colonizzato dai Greci, basta cercare i loro teatri per scoprire i panorami più belli.”
O:
“Un’emozione intensa e singolare penetra in voi, assieme alla voglia di inginocchiarvi davanti ai resti augusti, davanti a questi resti lasciati dai maestri dei nostri maestri.”
Il suo peregrinare usualmente era a bordo di carrozze, di muli, cavalli, a piedi, ma, quando poteva, adoperava anche la strada ferrata, il treno, che in quegli anni collegava tanti paesi della Sicilia.
Maupassant viene in Sicilia anche per ammirare la stupenda Venere conservata a Siracusa, addirittura dice aver portato le sue devozioni, essendosene innamorato quando la vide per la prima volta nell’albo di un viaggiatore, osservandola in una fotografia.
“Fu probabilmente lei che mi decise ad intraprendere il viaggio; parlavo di lei e la sognavo in ogni istante, prima ancora di averla vista. (…) è la donna così com’è, così come la si ama, come la si desidera, come la si vuole stringere. (…). La Venere di Siracusa è una donna, ed è anche il simbolo della carne.”
Solo quando la bellezza, l’eleganza, la grazia dell’arte avranno una simbiosi col nostro più profondo intimo, solo allora i nostri sensi potranno essere appagati e la vita acquisterà quel valore carente ai giorni d’oggi: l’armonia.
E gli artisti del passato ce la insegnano ancora oggi.
Rino, nel classico che persiste.
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vero, la bellezza dell’italia ha avuto un bell’effetto anche su Nietzsche più o meno nello stesso periodo…scriveva le opere in poche settimane…e ha anche perso la ragione…
Solo su di noi italiani la nostra ricchezza (paesaggistica e culturale) sembra non esercitare fascino
(
si è interrotto quel filo di comunicazione tra la bellezza e il nostro intimo
che fare?
marina, afflitta
Ho scovato un documento che la riguarda
http://vautrin.wordpress.com/2008/06/26/la-taniere-du-flaneur/
Mattomatte: l’Italia è stato sempre un Paese che ha attirato l’attenzione di artisti, letterati, poeti, pittori; il clima che si respira da noi è pieno di cultura, è pieno – anche, ma non solo – di Rinascimento. Grazie per il commento. Buona giornata.
Marina: che fare? Per coloro che non hanno interrotto quel filo di comunicazione, educare, educare i figli, i nipoti, al bello, all’armonia, al piacere dell’eleganza. Bisogna vedere, leggere, investigare con curiosità, bisogna disseppellire quei sentimenti che sono in noi e che amano la vera essenza della vita: il particolare nell’universale armonioso. Un abbraccio.
Alessio: che meraviglia! Come hai fatto a scovare quella foto, quella foto di quando noi eravano flâneur – e forse lo siamo ancora -, di quando ci riunivamo a divagare del più e del meno e, nello stesso tempo, si bighellonava ammirando il nostro dintorno. Bella, particolare. Conservala, per favore. Buona giornata.
Rino ma così mi stupisci!
fantastico
bello anche il riferimento alle ferrovie che ormani non funzionano più come una volta nella nostra bella isola…
“Il suo peregrinare usualmente era a bordo di carrozze, di muli, cavalli, a piedi, ma, quando poteva, adoperava anche la strada ferrata”
e del suo yacht Bel Ami.
Maupassant assieme a Flaubert sono i miei preferiti francesi. Flaubert in assoluto. Ciao.
molto bello con tanti stimoli! perdonatemi se vado un pò in ordine sparso cogliendo le suggestioni
- sul viaggio in Sicilia: l’ho visitata pochi anni or sono scoprendo un vero tesoro di arte, architettura, cultura, ospitalità, sapori ed odori e leggendo i brani proposti ho provato a rivedere quei luoghi con uno sguardo proiettato all’indietro nel tempo (sgombro di turisti, di automobili, ecc.) e il mio ricordo è apparso ancor più suggestivo e vivido.
- sui carretti siciliani: ne ho visti pochi, ma ho immortalato con una foto, proprio nei pressi di Selinunte, una “500″ perfettamente dipinta come un carretto, con tanto di scende sul dramma d’amore e gelosia, insomma la tradizione si modernizza ma non si perde..
- sui teatri: tanto declamato quello di Taormina (sì certamente suggestivo lo sguardo che, abbracciando il proscenio, coglie il golfo sullo sfondo trapassando la spaccatura che si apre nella roccia..) ma, personalmente, ho apprezzato di più quello di Siracusa, anche se ormai il panorama non è più quello originale e quindi non più così suggestivo e quello di Segesta, arroccato lassù in cima…(ma ahimé con sguardo, a valle, su tangenziale deturpante il meraviglioso paesaggio che si gode)
- sullo sguardo dei greci e la bellezza: mi ha molto colpito questa considerazione. Ho pensato che ormai, circondati solo da tanta bruttezza, la nostra anima ed i nostri occhi non sono più abituati ad apprezzare la bellezza che ancora permane, al di là del tempo e degli uomini stessi.
E di qui la consapevolezza del bisogno di un esercizio quotidiano in questo senso.
- sullo scrivere dei viaggi: non ho mai letto libri sui viaggi di scrittori o appunti di viaggio di artisti o altri, ma fin da quello che fu il mio primo viaggio, all’età di sedici anni, sentii il bisogno di tenere un “diario di bordo” e così ho continuato a fare in tutti quelli successivi, anche se per alcuni, forse meno interessanti o piacevoli o forse solo con meno predisposizione, ho scritto solo poche righe. E’ un piacere ritrovare ricordi che non sono solo foto, ma un tentativo di fissare l’emozione del momento con alcune righe scritte.
sull’armonia: una splendida sintesi! Una meta cui tendere senza la preoccupazione di quanto distante sia!
un caro saluto
Stefi
Damiani: grazie, mi sembra che alcune strade ferrate siciliane siano state abbandonate, come la Castelvetrano-Agrigento, che passava per la bella Selinunte: peccato! Una buona giornata.
Alberto: grazie per la precisazione, era doverosa. Dopotutto i due incarnavano l’essere flâneur, mi sembra. A presto. Ciao.
Stefi: interessantissima la tua dissertazione. L’auto che ricordi era ed è sempre posteggiata davanti un negozio che vende souvenirs e articoli da regalo, oltre che buonissime bottiglie di vino siciliano: lo ricordo anch’io.
I carretti siciliani vivono, e li ho visti e sfiorati dolcemente con la mano, ancor’oggi per lo più nei piccoli paesi dell’entroterra, Enna, Caltanissetta, etc., ma anche a Palermo e dintorni; sono pochi, è vero, ma sono davvero belli a vedersi con tutte quelle scene epiche che rappresentano Orlando, Angelica, e via dicendo.
Anche a me sembra che il teatro di Siracusa sia più, come dire…, suggestivo, dopotutto riflette un’armonia architettonica che oggi ci sognamo raggiungere.
Per quanto riguarda la bellezza, concordo con te, va ricercata, però dapprima nel nostro interiore e poi nella vita materiale. Se non c’è armonia interiore tutto si vede brutto, con occhio sinistro… Una volta gli artisti avevano tempo di riflettere e fare le cose con calma, adesso, generalmente, si corre dietro il dio pecunia.
Nella mia vita ho iniziato a scrivere diari all’età di quattordici anni, e, ancora oggi, di tanto in tanto, specialmente nei viaggi o nelle occasioni che mi colpiscono, riporto le mie idee per iscritto, mi serve per ricordare visivamente e rivivere sentimenti.
Grazie di cuore per compartire le tue esperienze e grazie per leggermi. Accetta un abbraccio, per favore.
La Sicilia e’ una terra affascinante. Ci andai per la prima volta a 9 anni e gia’ mi prese il cuore. Devo tornarci presto.
Sono afflitta come Marina e apprezzo la risposta che le hai data. Siamo in pochi pero’ a seguire il tuo consiglio e nell’educazione dei nostri figli dobbiamo subire la concorrenza del mondo che ci circonda (scuola, compagni, TV, ecc.). Non e’ facile, credimi.
Ti invidio per aver avuto la possibilita’ di girare il mondo come residente. Anch’io sono curiosa del mondo ma non mi piace la dimensione del turista. Secondo me in tal modo si rimane sempre alla superficie di quello che si vede.
Un caro saluto,
Artemisia
Artemisia: certo, affascinante, forse è dir poco. Educare i giovani, al di sopra della televisione, dei tabù, della concorrenza, dell’essere di destra o di sinistra, dell’essere bianco o nero, dell’essere ricco o povero: la vita è di tutti, per tutti… semplicemente esiste. E di Lei, mi piace vedere l’armonia, il positivo, la sua bellezza.
Il mio lavoro mi ha portato a vivere le città non come turista, ma residente, la differenza è immensa. Un abbraccio, forte e sincero.
I viaggiatori stranieri del settecento e dell’ottocento, sono stati una ricchezza unica per il nostro Bel Paese e la letteratura è piena di questi ricordi o memorie.
Oggi siamo un Paese vecchio e usato, si viene per consumare Firenze o Roma o Napoli o Venezia e nulla abbiamo fatto per renderle ancora più città per “viaggiatori del xxi secolo”.
Peccato.
Michele
Un grazie a te reciprocandoti l’abbraccio
Stefi
Michele: proprio come ben dici, ci culliamo sugli allori senza preoccuparci né del presente né del futuro, anche se c’è tanta differenza fra il turista del passato, colto, attento, curioso, e il turista del presente, frettoloso, poco colto, quello che scatta la foto e va via. Grazie. Buona serata.
Stefi: grazie a te. A preso. Ciao.
Guy de Maupassant fu uno dei tanti visitatori illustri che ammirò la Sicilia e, in particolar modo, Agrigento e ne ha lasciato traccia. Grazie, Rino. Buon inizio settimana.
Ubaldo: uno dei tanti, dei tantissimi che amò l’Italia e la Sicilia in particolare,, uno che trasse ispirazione da queste meravigliose terre. Buona settimana.
[...] Fra i tanti documenti che uno storico può analizzare per le sue ricerche vi sono anche i diari di viaggi, testimonianza scritta dei viaggiatori di un [...]