Non è facile parlare d’insegnamento, così come non è facile trattare di una materia che, insieme a tante altre, dovrebbe essere la base della nostra vita. E non solo degli alunni, ma anche degli insegnanti.
Parto da un punto, un punto che a mio avviso è l’essenza di ogni cosa: se non siamo contenti con ciò che facciamo, se non siamo soddisfatti con il lavoro che svolgiamo, se non siamo appagati con la nostra vita quotidiana, beh! sarebbe meglio prima trovare la nostra giusta vocazione. Non si può andare a scuola di malavoglia, non ci si può alzare dal letto la mattina e pensare: - Uffa, anche oggi! uffa, che noia questi ragazzini maleducati! uffa, quando arriva l’estate! No, non è così che si insegna, non è così che ci si avvicina all’alunno, non è questo l’atteggiamento nei confronti dei nostri figli… sì figli, perché anche loro sono in qualche modo nostri figli, giacché trascorriamo insieme 3-4 ore al giorno, forse più che con le loro famiglie.
L’insegnante dovrebbe essere educatore, mentore, istruttore, ma non solo di storia, di filosofia, di religione, di italiano, di inglese, bensì di vita.
Dunque, dicevo della voglia di insegnare. Dicevo che bisogna essere contenti con la materia che si insegna, avvicinarsi in classe con spirito positivo, gaio, essere coscienti che le nostre parole entreranno e rimarranno nella memoria di un ragazzo di 7-10-15 anni: credetelo o no, ma queste hanno un enorme potere e il tono di voce, come l’espressione, come l’enfasi con la quale si palesano le rendono ancora più potenti. A causa di certe parole si sono fatte guerre, a causa di certe parole si è sparso sangue.
Parliamo adesso dell’insegnamento della storia nella scuola, non importa che tipo di scuola, se elementare, se media, se liceo. Dovrebbe essere l’insegnante ad adoperare il giusto atteggiamento a secondo dell’età dell’alunno, dopotutto la storia è una sola, ciò che varia sono gli approfondimenti che le si da.
La storia è alla base della nostra vita, forse non ce ne rendiamo conto, ma è il nostro passato, è il nostro presente, sarà il nostro futuro. La storia è memoria, ricordo, è lezione, la storia è un fatto, un misfatto, è una battaglia, è un papa, un re, un imperatore, la storia è la lotta per un ideale, per la libertà, insomma la storia è un romanzo da leggere! Bisogna guardarla sotto un’altra angolazione, con occhi diversi. Bisogna cambiare punto di vista, proprio quando si crede di saper tutto, non bisogna affogare nella propria mentalità.
Nell’insegnamento della storia, insieme al modo classico, entra in scena ciò che a mio avviso è essenziale, necessario, quasi obbligatorio: l’immagine, la foto, lo schema, lo schizzo. Queste restano impresse nella memoria, si fissano, s’incollano al nostro sapere e se accanto c’è anche qualche frase, meglio ancora. Nella nostra retina è depositata la memoria visiva, quella che a occhi chiusi od occhi aperti ci fa sognare, immaginare, ricordare.
Discutendo di Carlo V sarebbe bene far conoscere visualmente di chi stiamo parlando, preparare il suo albero genealogico, sapere di chi era figlio, dove governava, magari tutto ciò in un grande cartoncino appeso alla parete, con descrizioni, cenni del 1500, dell’Europa fisica di quegli anni e tutto quanto possa rendere visibile la storia. La medesima cosa affrontando la Riforma e Controriforma cattolica o lo studio dell’Impero inglese o approfondendo i Babilonesi, gli Egizi, la Prima guerra mondiale, e così via.
Ma non è tutto.
La storia è anche Hans e il suo pesante archibugio nel Sacco di Roma del 1527, è anche Giuseppe da Settignano, un povero contadino venuto nella Firenze del 1300 a fare il muratore e collaborare nella costruzione di strade, case, palazzi. Interessante sapere e vedere come vestiva, conoscere i suoi pensieri, cosa mangiava, quanto guadagnava, che vita conduceva.
Questa è la vera storia, questi sono i fatti che interessano i giovani. A loro piacerebbe sapere che le donne non portavano il reggiseno sino a tutto il 1600 o giù di lì e a quel punto parlare del XVII secolo, degli eventi coevi, delle scoperte scientifiche; a loro piacerebbe sapere che la forchetta è un’invenzione per lo più moderna, anche se già qualcuno l’adoperava nella Venezia dell’anno mille, e a quel punto discutere di Venezia, dei Dogi, delle repubbliche marinare, giungendo ai turchi, ai corsari; a loro piacerebbe sapere che i nostri avi preparavano la dote alla figlia che si sarebbe sposata e che questa dote veniva riposta in un baule e che era usuale regalarle il letto matrimoniale, e a quel punto continuare col Rinascimento italiano; a loro piacerebbe sapere della leggenda del cappuccino, in quella Vienna di fine assedio turco del 1683 e di padre Marco d’Aviano, questi saranno punti di partenza per spiegare chi erano gli Asburgo e cosa c’entra Eugenio di Savoia, ecc. ecc.
Insomma, bisogna romanzare la storia, narrarla, andare oltre i libri di testo, bisogna adoperare foto, immagini, schizzi, cartelloni, idee che si possano facilmente visualizzare.
Ma non è tutto.
Ci potrebbe aiutare l’arte, il Genere nell’arte, quel tipo di pittura che rappresenta il quotidiano vivere del passato. I quadri di Jan Steen, di Vermeer, di Brugel e tanti altri pittori fiamminghi e non ci aiuteranno a descrivere il modus vivendi di quelle epoche, ci illustreranno lo scaldino dei piedi, ci parleranno del vestire, del matrimonio popolare, ci diranno dei primi uccelli esotici, di com’era un ambiente familiare olandese, della battaglia di Lützen, di tante cose: il tutto felicemente rappresentato in una tela, in un dipinto che dovrebbe essere visibile agli alunni.
Dunque, immagini, figure, schemi, schizzi - mi ripeto -, punti di partenza per eventuali approfondimenti.
Ognuno dovrebbe inventarsi il modo di attirare l’attenzione dei giovani, di quei giovani, italiani e non, che dovremmo cercare di capire.
Questo è il bello della scuola, la diversità nell’unità della vita, dell’insegnamento.
Questo dovremmo insegnare ai giovani.
Basta osservare, capire, educare al di sopra dell’essere di destra o di sinistra, dell’essere religioso o ateo o agnostico, la vera libertà sta nel non avere tabù, spetta loro poi ragionare, decidere cosa fare e come essere. L’esempio del passato storico vale più di mille parole.
Dobbiamo avere la forza e il coraggio di sederci nel loro stesso banco, vedere con i loro occhi, ascoltare con le loro orecchie, parlare con il loro linguaggio.
È un lungo lavoro, un lavoro certosino, ma vedrete che, una volta loro capiscano che siamo dalla loro parte e desideriamo solo compartire ciò che sappiamo, ciò che abbiamo studiato per anni, le ricompense saranno enormi.
Sono sicuro, sicurissimo, che qualcuno di voi lo stia già facendo, qualcuno lo ha già fatto. Costui potrà darci maggiori dettagli, informazioni, compartire errori e soluzioni.
- Belle parole, facile a dirsi - direte voi.
- Certo, è vero - ripeto io.
Eppure è facile, più facile di quanto sembri, non costa nulla, abbiamo il tempo, abbiamo l’esperienza, abbiamo la volontà.
O no?
Se alla base non c’è la nostra volontà, ebbene, lasciamo le cose come stanno, di noi diranno solo che siamo stati discreti o mediocri insegnanti e ci dimenticheranno, come pranzo degustato male e in fretta.
Però, io ricordo ancora, a distanza di trent’anni, la mia professoressa di italiano, i suoi modi di insegnare, di vedere la vita, di infondermi la sua passione per la cultura, per la lingua italiana, per il latino, per i libri, per un corretto scrivere. Ecco, invece ricordo diversamente la mia insegnante di filosofia e storia: bastava leggere, studiare, essere interrogati, prendere la sufficienza e continuare così.
Alla base di tutto ciò vi sono gli insegnanti, l’esempio della loro vita, la loro qualità d’espressione, la loro gioia d’insegnare, la contentezza di una vita dedicata ai ragazzi, ragazzi futuro della storia che si racconterà domani.
Rino, utopico, ma non troppo.









Le cose che dici sono vere. Una interdisciplinarità è essenziale per entrare nella storia e nei fatti. Parlare di storia medievale e non dire come si viveva quotidianamente, la filosofia, l’arte, la religione, significa fuorviare la conoscenza e allo studente resta solo la semplice lezioncina che dimenticherà immediatamente.
Ciao Michele.
sarebbe stato fantastico se avessi avuto insegnanti di questo tipo…
purtroppo, ma non so se sia ancora così, troppo spesso i programmi seguono cronologie diverse, mentre si studia un certo periodo storico, in letteratura si studia il secolo precedente o quello successivo.. impedendo così di avere un minimo di visione d’insieme di un’epoca fatta non solo di date, eventi, personaggi, ma anche di movimenti intellettuali, di pensiero e soprattutto di semplice vita quotidiana di poveri, ricchi, di contadini, soldati, re e regine, un complesso insieme di cose, azioni, fatti che, nel corso dei millenni ha portato l’uomo dalle caverne fino alla contemporaneità.
Si credo tu abbia ragione caro Rino, stimolare la curiosità dei bambini, ragazzi, giovani, sia un modo per aiutare a formare degli adulti più consapevoli, più riflessivi e perchè no anche più critici, e forse più positivamente propositivi.
Quella degli insegnanti, dopo quella dei genitori, è una grande responsabilità nella formazione delle persone e anche io credo non sia utopico se c’è la consapevolezza prima e la volontà dopo di farlo..
Una felice domenica.
Stefi
Michele: resto convinto che la storia è alla base della nostra vita, del nostro vivere quotidiano, quanto meno per capire il perché di determinate situazioni. Alla fine, solo comprendendo il passato, accettandolo e facendolo nostro si può migliorare il presente. Buona domenica.
Stefi: indubbiamente, i giovani vanno svegliati, vanno esortati, vanno stimolati. Sta a loro poi decidere ed agire di conseguenza, l’importante è che abbiano una visione d’insieme… e la visione spesso deve essere appunto visibile, quasi, direi, tangibile - se possibile. Una felice domenica anche a te.
Da me c’è un premio per te.
A presto
Cristiana
Un insegnante come te rende giustizia a tutti coloro che ancora vivono questo mestiere per quello che realmente è: una missione.
Laura
D’accordissimo, ma in linea teorica.
Sempre in linea teorica (tu sai che lavoro faccio) un buon funzionario pubblico dovrebbe essere al servizio del cittadino e aiutarlo, difendere i suoi diritti, facendo da tramite con il potere, secondo le leggi.
In entrambi i casi (insegnante o funzionario) c’è di mezzo il sistema corrotto, l’indifferenza e l’incompetenza dei dirigenti, regole assurde e astruse, per non parlare dell’ostilità di chi vorresti aiutare che, disgustata come te di questo sistema, ha bisogno di un capro espiatorio.
E poi, a forza di mandar bocconi amari e a piegare il capo, si diventa automaticamente indifferenti e apatici, anche se si era partiti con le migliori intenzioni.
Sarebbe bello avere insegnanti così (e qualche rara eccezione c’è), ma per averli ci vuole un altro paese, non questo, dove a govenarci (a destra e a sinistra) sono solo incompetenti, ignoranti e mafiosi.
Scusa lo sfogo, un saluto
La verità che contiene questo tuo post ha il pregio di evidenziare una carenza ormai diventata prerogativa di molta parte degli insegnanti italiani (non tutti) ma soprattutto ha il pregio, grazioe al tuo esempio, di dare una speranza a quanti, come me, pensano che la passione non nasce spontanea: c’è bisogno di qualcuno che inneschi la scintilla.
Un caro saluto
Lory
beh, magari ci fosero tanti insegnanti così!
duccio
ti ho coinvolto in uno dei soliti giochetti
Leggendo queste righe, ho ritrovato il mio pensiero.
L’insegnamento è qualcosa che nasce dalla passione, dall’amore e dal talento naturale che alberga nell’insegnante. Colui o colei che sceglie questa professione tanto per… non dovrebbe sedersi su quella cattedra. Hai ragione Rino, i ragazzi sono coloro che consegneremo alla società futura: è nostra la responsabilità di quel mondo che poi sorgerà. Pensa anch’io ho avuto un’insegnante di lettere che mi fece innamorare dell’italiano. Avevo tante idee che affollavano la mia mente, ma non venivano fuori, Lei… (ricordo ancora il suo cognome e le dedico una preghiera di ringraziamento) con il suo fare accattivante e dotto portava la classe a seguire i classici e ad approfondirli anche con un lavoro di sintassi e di grammatica: Lei ci prendeva per mano. Due, per me, sono stati i modelli che mi hanno portato all’amore della scrittura, mia madre e la mia insegnante di lettere delle Superiori. I ragazzi vanno stimolati ed appassionati: bisogna mettersi sempre dalla loro parte; occorre guanto di velluto e pugno fermo, e strumenti interessanti da fornire loro. Se ci fossero nelle scuole insegnanti come te e come la mia compianta Bichelli, sicuramente avremmo un mondo migliore.
Buona domenica.
Cristiana: troppo gentile, meriterò tanto? Dopo tutto ho ancora tanto da imparare, dopotutto mi sento ancora uno scolaro, spesso discolo. Un grandissimo grazie per pensarmi e un forte abbraccio.
Laura: grazie; eppure sono sicuro vi siano insegnanti che amano la loro materia, amano dare sé stessi e che vanno a scuola con gusto, con quel gusto che aiuta i ragazzi a capire meglio la vita. Buona domenica.
Alessio: indubbiamente concordo; messi i piedi a terri, l’utopia resta utopia e la realtà restà triste e desolata. Eppure mi piacerebbe che la teoria spesso si trasformi in realtà, anche perché basta poco, basta uno sforzo comune, basta un gesto. La storia ci può dare tanto e ce lo da se restiamo recettivi, se siamo aperti, se le nostre menti, quelle della gente, quelle degli insegnanti abbiano il coraggio di lasciar cadere quel muro che ci separa dall’essere veritieri e vivi… basta togliere quella maschera che ognuno di noi porta per confondere la realtà.
Fai bene a sforgarti, e ben sai che la penso come te, la nostra politica, quella dei nostri governi che si susseguono come amarene, non aiuta certo coloro che desiderano distaccarsi nel bene, nel positivo, nel giusto… e allora rimpiango l’Umanesimo, il Rinascimento, quei periodi che hanno dato all’Italia fama di cultura, di arte, di letteratura, di storia, di vita? Dov’é finita quell’Italia? Dove sono quei Signori, quei Papi, quei Principi mecenati - certamente con tutte le loro debolezze e difetti - che hanno dato lavoro a Michelangelo, a Raffaello, a Guicciardini, a Poliziano e a tanti altri. Dov’è la cultura oggi? Sotto quale enorme masso é nascosta? Ho bisogno di Lei, ho bisogno di stare con gente che abbia tanto da insegnarmi, ho bisogno ascoltare parole che hanno senso, che mi danno da pensare, ragionare, che mi danno la vita, quella vita che è la vera e unica e che mi serve per alimentare il mio spirito, quella vita che serve a migliorarmi e migliorare il mio intorno.
Eppure, penso che ancora qualche insegnante c’è, di vecchio o nuovo stampo c’é, che gli piace dare, che ha veramente qualcosa da compartire, che la sua visione è un insieme, un tutto…
Ecco, stamani mi sono alzato col proposito di riprendere il Rinascimento.
Ti dico: sei sempre spunto per le mie riflessioni e ti ringrazio. Un abbraccio, di quelli forti e sinceri.
Loredana: hai ragione, c’è bisogno della scintilla, ma dovremmo essere noi la scintilla, dovrenno iniziare noi, a casa nostra, coi nostri figli, spronarli a ricercare, a pensare, ragionare. Gli insegnanti penseranno allora che, di fronte a un ragazzino curioso, dovrebbe dare di più. Grazie. Un abbraccio.
Duccio: forse ci sono, basta cercarli e compartire con loro. Grazie per il premio dato alla mia fissazione con la storia. Grazie, troppo gentile pensare a un povero ignorante come me. Buona domenica.
Annamaria: grazie. Ho sempre pensato che i buoni insegnanti, quelli che abbiamo avuto nel nostro iter scolastico, hanno lasciato traccia in noi, specialmente nel nostro modo di pensare o di scrivere o di riflettere o di ragionare. I ragazzi vanno educati, ma educati a ragionare per bene. Il tuo commento mi è d’aiuto a capire che tali insegnanti esistono, quella tua d’italiano, la mia, anch’essa d’italiano: ci sono stati, ci sono e ci saranno. Buona giornata festiva.
Sono un docente; la storia, come essere umano, mi tocca sempre, come docente, invece, soltanto per la parte Antica.
Hai tracciato un lodevole ritratto dell’insegnante “ideale” di storia e non solo. Mi riconosco in ciò che dici, però devo dirti che in genere, tranne per alcune isole fortunate, l’insegnamento della storia si risolve in uno sciorinamento di dati che annoiano gli studenti. Parte delle responsabilità è dei colleghi. C’è, però, una difficoltà oggettiva: coniugare gli interessi interiori dei giovani con l’oggetto-storia, rispetto a cui i giovani si sentono estranei. Una revisione dell’insegnamento andrebbe fatto perciò in relazione alla metodologia; partire dal contemporaneo in ogni caso per giungere al passato… col rischio però di far appiattire tutto nella dimensione del presente.
Mi fermo.
(Giungo qui tramite LauraetLory)
Grazie
Mi occupo d’arte, di educazione all’immagine, ma praticamente insegno storia! Qui, nelle valli ai piedi del manzoniano monte , lavoro nelle scuole elementari coniugando la storia dei luoghi e l’arte, in tutte le sue declinazioni: tecnica, storia, reperti. Un lavoro affascinante , che per la sua felice realizzazione necessità, però, della collaborazione convinta delle insegnanti. Questione cardine e che fa la differenza; al punto che nelle grandi scuole non lavoro più: meglio i piccoli luoghi dove è possibile un’azione quasi eco-museale aperta al coinvolgimento di più figure e istituzioni. Su queste mie esperienze ho scritto un saggio/diario “Occhio, manuale per l’educazione all’immagine”, di cui i primi due capitoli sono pubblicati su Letteratitudine. Altri, invece su Calibrozeroquindici, scaffale C.
Seguirò con attenzione il vostro blog. Buon lavoro. Miriam Ravasio
Melchisedec: è quello sciorinamento di dati, come ben dici, che si dovrebbe cambiare. Ecco perché bisogna trovare argomenti che interessino i giovani, e basta poco. Una volta coinvolti è relativamente facile portarli a ricordare date, luoghi… le immagini ci aiuteranno. Grazie per il tuo interessante commento. Felice serata.
Alessio: a buon rendere. A presto.
Miriam: sono contento riesci ad attrarre l’attenzione dei ragazzi col tuo metodo. Trovo interessante il tuo lavoro, dopotutto ho sempre sostenuto che vi sono docenti che amano compartire, insegnare, educare, basta essere contenti del proprio lavoro, non essere macchine o automi, bisogna essere sé stessi e coinvolgere gli altri in modo adeguato, e allora i risultati si vedranno. Buon lavoro.
Io ti leggo con immenso piacere.Mi crogiolo nei percorsi che ci doni.
Non sono all’altezza di commentare ciò che ci mostri. Taccio e imparo
Cristiana,lieta che tu abbia apprezzato il modesto riconoscimento.
ti leggo da un paio di settimane, produci dei contenuti di livello veramente alto…complimenti da uno studente
Cristiana: grazie a te; ogni riconoscimento mi aiuta a migliorare e mi stimola ad approfondire argomenti. Un abbraccio.
Mattomatte: benvenuto. Sei davvero gentile, mi lusinghi. Verrò a leggerti. A presto. Ciao.
lezione di metodo:
“Nell’insegnamento della storia, insieme al modo classico, entra in scena ciò che a mio avviso è essenziale, necessario, quasi obbligatorio: l’immagine, la foto, lo schema, lo schizzo.”
hai proprio individuato una via maestra
non solo per studenti.
ma anche per adulti interessati
grazie
amalteo interessato
Amalteo: l’immagine si grava nella nostra memoria, specialmente se risalta per qualcosa, un particolare, un dettaglio, ed è questo che bisogna far risaltare per memorizzare poi i fatti. Grazie a te. Ti auguro una serata calma, al suon di buona musica.
Avercene insegnanti così!
Io stessa tornerei sui banchi di scuola, ad imparare davvero, con curiosità ed allegria.
Rino, sei grande!
Cristina: grazie, troppo gentile. Sono sicuro vi siano docenti degni di essere così chiamati, che si dedicano anima e corpo all’insegnamento. Buona giornata.
Questo post, Rino, è bellissimo. C’è tutto te stesso e tutta la tua passione.
Condivido tutto quello che hai scritto.
Per fare l’insegnante la passione per la propria materia e per i ragazzi è essenziale. E’ vero che, come scrive Alessio Miglietta, anche il funzionario pubblico è spesso demotivato. Lo confesso: io sono l’esempio di un funzionario pubblico molto demotivato e me ne dispiace. Ma il danno che io posso fare con una pratica fatta sbrigativamente e senza amore non ha paragoni con il danno che può fare un insegnante perchè, come scrive Annamaria qui sopra: “i ragazzi sono coloro che consegneremo alla società futura: è nostra la responsabilità di quel mondo che poi sorgerà”. Questo sull’insegnamento in generale.
Sulla storia, poi, lo sai, sfondi una porta aperta. Oltre ad essere una materia che mi affascina moltissimo (e con il senno di poi ho capito che sarebbe stata proprio la storia la materia in cui mi sarebbe piaciuto laurearmi, ahi, le consapevolezze tardive!), trovo che la cultura storica sia essenziale per capire come va il mondo, per capire chi siamo, perchè siamo così e non in un altro modo, per non rifare gli stessi errori. Come scrivi tu (e non potrei scriverlo meglio) la storia “è il nostro passato, è il nostro presente, sarà il nostro futuro”.
Anche sulla capacità di coinvolgimento dei ragazzi credo che tu abbia proprio ragione. Le cose calate dall’alto in modo asettico non affascinano e non interessano. Non ho capito bene se tu insegni e a quale fascia di età. Le tue lezioni devono essere straordinarie. Se pensi di fare qualche lezione per il pubblico, fammi un fischio che vengo a Pistoia.
Un caro saluto,
Artemisia
Artemisia: il tuo commento, oltre che lusingarmi, centra in pieno le tematiche sia dell’insegnamento che della stessa vita. Spesso si crede che il passato sia passato senza avere ripercussioni nel presente o nel futuro: ci si inganna chiaramente. Ciò non significa che dobbiamo rassegnarci per ciò che noi stessi o i nostri padri e i nostri nonni hanno fatto, no, ci deve servire d’esempio per migliorarci e capire che possiamo e dobbiamo preparare un buon futuro sia per noi che per i nostri figli.
Purtroppo gli italiani hanno poca coscienza storica, ed è un vero peccato. Diceva il Santayana: Coloro che dimenticano il passato saranno condannati a viverlo di nuovo.
Un abbraccio e grazie ancora.
Mi è piaciuto l’aspetto che hai sottolineato della figura dell’educatore come quella del genitore. In effetti l’educazione per un’insegnante dovrebbe essere vista come l’introduzione nel minore di tutta quella pienezza di significati valoriali che rientrano nella vita, nell’opera, nel tempo da cogniugarsi con il passato, con il presente e con il futuro. Cercando di porre una certa attenzione a quelle che possono essere le domande cariche di inquietudini, quando si discorre del futuro in quanto il minore vede in se tutte quelle mete che possono essere inaspettate, difficili, incerte perchè, nuove. Ma importante far amare quel tanto sottovalutato proprio perchè passato, in quanto distante, perchè anch’esso nell’adolescente evoca la paura della perdita.
Se gli insegnanti potrebbero comprendere, ascoltare e vedere realmente i propri alunni, aiutandoli a crescere con una maggiore consapevolezza ed amore per il gusto ed ancora, il valore del silenzio ed un senso più puro: non si occupino solo di istruire, ma anche di educare.
Qualche corso di aggiornamento in merito per la categoria…?
Tiziana
…avrei tanto e ancora tanto da dire…
Tizy: certo, mi sembra opportuno quello che dici. C’è una cosa che mi preme sottolineare in tutto ciò: educare sì, ma educare anche a ragionare, a porsi le domande giuste, ad essere curiosi, a non perdere di mira l’obiettivo… il tutto con calma e tranquillità, giacché oggi si ha fretta di tutto, e tutto passa di moda… pure lo studio.
In ogni modo, ciò avviene anche - ma non solo - quando il genitore o l’insegnante abbia le capacità per farlo, quando lui, in prima persona, sia stato preparato adeguatamente e quando tutto sia naturale. Sarà allora lo stesso studente a chiedere sempre di più, a domandare, a palesare i suoi dubbi. Poco a poco, passo a passo.
Più che corsi di aggiornamento, farei sedute, riunioni per compartire esperienze, per discutere, per chiarire.
Grazie per intervenire. Un abbraccio.
Concludevo dicendo che c’era ben altro da aggiungere.
Vedi mi occupo da oltre quindi anni di lavoro con le scuole entro in Istituti medie inferiori e superiori dove sono ormai “scoppiate” dove nelle classi non vi è più il controllo.
Allora inizio un lavoro con le classi e con gli insegnanti. Solitamente utilizzando le fiabe ed a esse si riconduce tutto quello che è la discussione, il ragionare su comportamenti, atteggiamenti, valori. Fornisco l’aggangancio agli insegnanti per fare temi, introdurre argomenti di storia e così via spesso questo in aule dove, ti garantisco non si riesce a portare a termine il programma, dove gli insegnanti non hanno possibilità di dare una valutazione. Questo è un metodo. Questo è un passo per poter avvicinare gli insegnanti ai ragazzi. Poi arrivo a casa, e mia figlia ha sete di sapere…
Notte, Tizy
Tizzy: leggendo il tuo commento mi domandavo se certi errori ci riguardano, nel senso che certe colpe sono nostre, del nostro modo di insegnare, di educare. Ho iniziato il post dicendo che prima di ogni cosa bisogna capirci, conoscerci, essere contenti con il lavoro che facciamo. Dopodiché rivolgere la nostra attenzione verso gli altri. Generalmente, mi è sempre sembrato facile dare la colpa agli altri, allo Stato, ai programmi, ai libri, alla televisione… significa questo che io non ho colpe? Troppe, rifletto che ne ho troppe. Devo essere io a cambiare, a rinnovarmi, a servire, a sapere educare. Però, posso educare se non sono educato? Dopotutto, come dice un antico saggio latino: Nessuno può dare di più di quello che ha. E allora il resto verrà da solo.
Il tuo lavoro mi sembra interessantissimo, pregiato e, sono sicuro, lo svolgi con passione e amore.
Grazie. Un abbraccio domenicale.
Tutti dovrebbero guardarsi dentro e porsi la domanda che ti sei fatto tu. Farsi tale domanda significa affrontare se stessi e gli altri in modo più consapevole. Significa essere veri, riconoscere i propri limiti e su questi affrontare le scelte con coraggio.
Un abbraccio sincero, Tizy
Tizy: è la domanda più importante della vita! Grazie ancora. Un abbraccio.
[...] fin de conti, la storia è conoscenza, chi conosce possiede, chi possiede ha in mano la [...]