Jacopo Carrucci, ovvero Pontormo (1494-1556), è una figura degna di nota nella nostra storia dell’arte, anche perché, più degli altri suoi contemporanei, il suo carattere influenzava in modo davvero particolare le sue opere.
Scriveva di lui il Vasari: (…) Ma quello che più in lui dispiaceva agl’uomini si era che non voleva lavorare se non quando et a chi gli piaceva, et a suo capriccio; onde essendo ricerco molte volte da gentiluomini che desideravano avere dell’opere sue (…) non gli volle servire, e poi si sarebbe messo a fare ogni cosa per un uomo vile e plebeo e per vilissimo prezzo (…).
Dunque, questo desiderava il nostro pittore, libertà di lavorare e dipingere ciò che gli piaceva, più o meno come tutti i grandi artisti.
Qualche pagina dopo annota ancora il Vasari: (…) Alcuna volta, andando per lavorare, si mise così profondamente a pensare quello che volesse fare, che se ne partì senz’avere fatto altro in tutto quel giorno che stare in pensiero. (…).
Emmaus era un piccolo villaggio, in Palestina, a circa 10 chilometri a nord-ovest da Gerusalemme, diventato celebre per la prima apparizione di Gesù ai suoi discepoli. Sulla Cena in Emmaus hanno pitturato tanti altri artisti, ricordiamo il Caravaggio, con un quadro del 1606; Alessandro Magnasco, pittore genovese della seconda metà del 1600 detto anche il Lissandrino; Rembrandt, nella toccante tela del 1642; Veronese, soprannome di Paolo Caliari, nel 1560 ca., grande artista rinascimentale.
Cena in Emmaus è un dipinto del 1525, eseguito dal Pontormo per il refettorio della foresteria della Certosa di Firenze.
Ricordiamo che il nostro artista, uomo solitario e d’animo inquieto, era un pittore manierista che si distingue sia per la scelta dei colori, limpidi e ben precisi, che per le figure leggermente allungate: lo vediamo anche nella Deposizione del Cristo, anch’essa del 1525.
Elegante, a mio avviso, è la dettagliata descrizione degli oggetti sul tavolo e gli effetti luminici che li contraddistingue, così come l’animale che dà un tono familiare all’insieme. Il dipinto ha un forte naturalismo che potremmo definire precaravaggesco, essendo le figure quasi tangibili, palpabili.
Si dice che i monaci rappresentati siano realmente i volti dei fratelli che vivevano nella Certosa.
L’occhio nel triangolo - al centro in alto - è stato aggiunto in un secondo tempo - dopo il Concilio di Trento - come simbolo trinitario, mentre in origine era stata dipinta dal Pontormo una testa a tre volti, attributo della Trinità prima della Controriforma.
Rino, ricercando.










amo l’uso del colore che fa Pontormo.
ce n’è per morire e risorgere.
grazie di avercene parlato!
Damiani: la paletta di Jacopo, così come il suo piacevole cromatismo fanno di lui un artista di rilievo, anche se poco noto. Un abbraccio e grazie per avermi citato in un tuo post.
Sai cosa mi ha colpito maggiormente in tutto ciò che hai scritto?
Cito: “libertà di lavorare e dipingere ciò che gli piaceva, più o meno come tutti i grandi artisti.”
Parole meravigliose. Tutti dovrebbero sentirsi così, lavorare in questo modo migliorerebbe qualitativamente sia chi offre un dato servizio e chi ne usufruisce. Io penso che se vi fosse libertà di lavorare ed espressione per la la propria creatività forse tutti saremmo più soddisfati.
Un abbraccio, Tiziana
Tizy: certamente. Il problema è che, usualmente, la gente non fa il lavoro che piace fare, non è soddisfatta col proprio ritmo di vita, non è appagata, si sente scontenta. Ciò deriva dal mancato conoscersi, dal non sapere nulla di noi, dal prenderci poco seriamente… aspettando sempre il domani. Grazie, interessantissimo il tuo commento. Un abbraccio serale.
Per fortuna, appena posso, faccio un salto da Rino per imparare qualcosa di nuovo che mi possa arricchire…
Luca cap 24, 37 Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho”.
Un’opera sublime che rende anche molto bene il passo del Vangelo. Il simbolo trinitario preannuncia le parole di Gesù alla fine della cena:
“E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall`alto”.
Adesso vado a leggermi anche il resto dei tuoi ultimi post, devo recuperare qualche giorno di assenza
bellissimo quadro con colori intensi,
arricchite con le tue parole
un caro saluto ripassante!
Alessio: sempre benvenuto; la cosa è reciproca, anch’io mi diletto con i tuoi post. Un abbraccio, a presto vederci, lì o qui.
Eternauta: grazie per passare. Jacopo seppe in modo magistrale rappresentare le parole dell’evangelista, seppe dare forza a un evento chiave che sta alla base del credo religioso cattolico. Ciò che lo distingue dagli altri è il suo modo di dipingere le figure, il suo essere manierista. Un caro saluto.
Klara: grazie anche a te. Vengo spesso a leggerti, ma non posso commentare in quanto, sembra, hai chiuso i commenti. Una felice giornata.
ciao!
ho controllato, e ho sboloccato
sempre ho aprezzato i tuoi passaggi e
grazie tanto la tua presenza sul mio blog!
un caro saluto!
Bellissimi i colori del Pontormo! Grande pittore!
Grazie per questo bel post ricco di cose che non sapevo.
Artemisia
[...] lui scriveva Giorgio Vasari ne Le vite dè più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ [...]