L’invenzione della stampa cambiò il modo di fare cultura, di leggere, di comunicare, rivoluzionò la trasmissione del sapere e del conoscere.
Il secolo XVI fu un periodo in cui l’editoria si affermò come professione e i libri si pubblicavano a decine.
Però, qual era il rapporto fra stampatore e autore? Quali proventi ricavava un autore dalla stampa di una sua opera?
Ebbene, uno dei cartografi più famosi del 1500, oltre a Gerardo Mercatore, fu certamente Abraham Ortelius (Anversa 1527-1598), autore di un best seller di mappe geografiche più volte stampato e geografo alla corte di Filippo II di Spagna. Negli stessi anni, lo stampatore francese Christophe Plantin (1520-1589), attivo nelle Fiandre, ad Anversa, era uno dei più famosi editori di tutta Europa, con un catalogo che, in quei tempi, contava oltre 1500 titoli.
Nel 1586, Ortelius rispondeva a una lettera di suo nipote, che gli domandava consigli sul tipo di ricompensa da chiedere ai suoi stampatori, compensi relativi a un volume sulla storia della rivoluzione nei Paesi Bassi:
“Mi sembra che, per quanto sono riuscito a scoprire di questi tempi, gli autori di rado ricevono denaro per i loro libri, poiché i soldi in generale vengono dati agli stampatori mentre gli autori ricevono qualche copia una volta stampato il libro.
Gli autori poi si aspettano qualcosa dalla persona a cui dedicano il libro, dalla generosità di un protettore, ma sono spesso, e in verità credo il più delle volte, delusi.
Ero presente quando Plantin ricevette un pagamento di cento daelders da un autore che voleva far stampare il suo libro. Si trattava di Adolphus Occo e del suo libro di medaglioni. Può essere che lo stampatore gli avesse dato a intendere che il libro non avrebbe venduto granché. Inoltre, quando i libri sono cari, per esempio quando richiedono molte illustrazioni, il costo relativo viene caricato sull’autore. Sambucus ha pagato per tutte le figure del suo libro di Emblemi. Di recente Plantin ha accettato un libretto che gli frutterà 200 fiorini olandesi.
Anche se mi sembra che gli autori di rado ricevano soldi dagli stampatori, come ho detto, ricevono però delle copie. Il numero più alto di copie di cui ho sentito parlare (e che era stato stabilito in precedenza) è di 100. Quando Plantin ha stampato il mio volume di Sinonimi, me ne ha spedite a casa 25 copie, per le quali l’ho molto ringraziato. Cosa farà col mio Thesaurus (che sta stampando ora) lo dirà il tempo.
Alcuni autori, avendo trovato che la loro opera era stata stampata molto bene, gli hanno fatto dono di una coppa d’argento.” (1)
Usualmente le tirature della tipografia Plantin si aggiravano sulle 1000-1250 copie, ma non erano rari i casi di 3-4.000 esemplari, come la sua Bibbia ebraica del 1566 o per la Bibbia in tedesco di Lutero, 4.000 copie.
In fin dei conti, i tempi passano, oggigiorno gli autori aumentano, gli editori stampano e la qualità va ricercata con la lente d’ingrandimento.
Rino, scrivendo in un blog.
(1) da: L. Jardine, Affari di genio, ed Carocci, 2006.











…i tempi passano, oggigiorno gli autori aumentano, gli editori stampano e la qualità va ricercata con la lente d’ingrandimento.
Concordo!
Notte, con un libro in mano…sempre!
Tiziana
la stampa ha reso possibile la fruizione delle idee e dunque del pensiero e dei pensieri trasformando completamente il mondo. La comunicazione ha ristretto le distanze e allargato gli orizzonti ma quanto devono aver penato gli autori di un tempo….
Oggi tutti quanti scrivono e pubblicano libri, libriccini e libercoli nella speranza di sfondare nel campo editoriale….inondando il mondo di stupide storie.
Sempre bravissimo Rino, che piacere leggerti
Lente di ingrandimento molto potente…
marina
Tizy: ben dici che la qualità oggi va ricercata con la lente d’ingrandiimento. Una buona domenica.
Arietta: certo, l’invenzione della stampa ha cambiato la vita culturale, e non solo, dell’epoca. Certo, poi venne anche il famoso Indice della chiesa e certi libri non si potevano leggere. In ogni modo è interessante notare i modi e costumi di quegli anni. Un bacio.
Marina: a volte mi ci vuole la lente, qualche pulce scappa sempre. Un abbraccio.
e’ vero sembra quasi piu’ una moda scrivere che il pensare veramente a cio’ che si sta scrivendo e poi ci son i soldi che girano e gli interessi che ballano.
vabbe’
Dona
” …gli autori di rado ricevono denaro per i loro libri… ”
profetico!
un buon fine settimana
“L’invenzione della stampa cambiò il modo di fare cultura, di leggere, di comunicare, rivoluzionò la trasmissione del sapere e del conoscere.”
… e lo storico moderno utilizza, diversamente da quelli antico e medievale, anche questa nuova tipologia di fonti.
Oggi sta nascendo la fonte telematica, utilizzata ormai da tempo come fonte dagli storici contemporanei, anche se ben lungi da sostituire i libri. M solo il fatto che sia nata una nuova grande tipologia di fonte vuol dire che la nostra è un’epoca necessariamente di cambiamento.
Un saluto
Pensando all’epoca, hai mezzi e alla disponibilità economica, erano tirature eccezionali! Penoso il confronto con la nostra attualità! Buona domenica, Annarita
Dona: purtroppo gli interessi economici spesso – ma non sempre – sono a discapito della qualità, essendoci autori degni di nota, ma che pubblicano quasi in sordina. Buona serata, mia cara.
Riccardo: i tempi cambiano, ma talvolta alcune realtà si perpetuano, come fossero dure a morire. Dopotutto la mentalità dell’essere umano si trasforma con lentezza. Buona domenica anche a te.
Mio caro Alessio: certo, oggi abbiamo a disposizione nuovi mezzi che ci aiutano a studiare meglio determinati aspetti storici. Naturalmente, come ben dici, occorrerà tempo prima che le fonti telematiche sopperiscano completamente i libri, in ogni modo personalmente ben accetto tutte le buone novità. Ecco perché ho concluso il mio post con Rino, scrivendo in un blog. Un abbraccio a te e Margherita.
Annarita: sono contento leggerti. Indubbiamente rispetto ai tempi, editare 2-3000 copie era un buon successo. Un caro saluto.
Certo gli autori, senza mecenati, hanno fatto sempre vita grama. Comunque internet sta rivoluzionando il modo di fare cultura. Dalla parte degli autori.
Ubaldo Riccobono
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle
Ubaldo: i mecenati di oggi sembrano essere – anche, ma non solo – le banche, quegli istituti che talvolta aiutano l’arte e la cultura in generale a svilupparsi e a essere conosciuta. Internet ha cambiato e cambierà molto il modo di fare cultura, speriamo solo che le cose buone e belle risaltino più di quelle meno interessanti. Buona domenica.
gli autori aumentano ma Autori sono rari!
sempre un gran piacere leggerti!
un caro saluto !
Klara: sono contento rileggerti. Grazie per passare. Una buona serata.
In un momento delicato come questo per l’editoria con gli e-books alle porte è dovera una riflessione come la tua.
Damiani: hai proprio ragione, in un futuro non tanto lontano i libri si leggeranno in formato elettronico – anche se già c’è una certa tendenza -: manca poco. Buona serata.
anche oggi si stampano libri da 1000-1200 copie
il libro è l’oggetto culturale più stabile nel corso del tempo
amalteo curioso
Amalteo: mi è piaciuta la frase il libro è l’oggetto culturale più stabile nel corso del tempo. Verità. Felice serata.
Sapere che anche gli autori del 1500 avevano le loro difficoltà a farsi dare i soldi dagli editori mi convince sempre più che la strada intrapresa non poteva essere più irta di ostacoli…
Laura, perseverando nella scrittura
Laura: certo, i tempi sono cambiati e tante cose sono migliorate – così spero almeno! -, ma l’essere umano purtroppo spesso resta… beh! si sà come. Una buona domenica. Vi leggo sempre con tanta attenzione.
[...] a formarsi un’Europa che passava da feudale a moderna. Erano gli anni dello sviluppo della stampa, dei viaggi in America, della costituzione di nuovi e più solidi stati, del sorgere di potenze [...]
Leggo con piacere il blog. Da molto cercavo.
[...] d’oïl del nord era quasi incomprensibile a quelli del Mezzogiorno che parlavano l’oc; ad Anversa, in Belgio, l’amministrazione comunicava in fiammingo, gli ecclesiastici in latino, mentre la [...]