Selinunte, i resti delle divinità

Che cosa spingeva un popolo a costruire templi così colossali? Quale mistero nascondono quelle costruzioni? Da dove proveniva quella immane forza di volontà?

Sono passati oltre 2600 anni e i templi di Selinunte, così come l’Acropoli, tuttora affascinano i nostri sensi e ci rapiscono in una meravigliosa estasi, portandoci a sognare a occhi aperti.

Lo scorso Natale trascorsi un paio di giorni in Sicilia, girovagando fra Castelvetrano e Selinunte, desiderando immedesimarmi nella storia, nella leggenda, nella vita di un popolo che ha ataviche radici.

Selinunte si sporge sul mar Mediterraneo occidentale, fondata nella seconda metà del VII secolo a.C. da coloni di Megara Hyblaea, un antico insediamento greco vicino Siracusa. Fu una potente città di oltre 80.000 abitanti, con una propria zecca e con un florido commercio. Prese il nome da Sèlìnus, l’endemico prezzemolo selvatico che cresceva spontaneo in quelle zone, vicino il fiume Modione, fiume le cui acque scorrono da millenni.

Nell’Acropoli si costruirono vari templi ed edifici destinati al culto: il tempio D e accanto quello C, quest’ultimo della prima metà del VI sec. a.C., poi uno più piccolo B di epoca ellenistica, forse dedicato a Empedocle di Agrigento. Poi ancora i templi A e O vicinissimi l’uno all’altro e molto simili.

Ma l’opera dei selinuntini non finì qua: sulla collina orientale altri tre luoghi destinati alla devozione, E, F ed infine quello – sembra – dedicato a Giove, G, uno dei più grandi dell’antichità classica con ben 110 m. di lunghezza e 50 m. di larghezza, e colonne alte circa 17 m.

Gli archeologi dicono che dovrebbe esisterne un altro, non ancora individuato, e che avrebbe dovuto essere il primo e il più vecchio, innalzato dai coloni megaresi.

Il mistero resta, non si sa con certezza a quali divinità fossero stati dedicati, a parte il tempio E che, grazie a una iscrizione, fu consacrato alla dea Hera.

Mi tremano le dita scrivendo di Selinunte, sapendo di aver calpestato un suolo sacro, un suolo che ha visto una civiltà fiorita 2600 anni fa. La mia immaginazione vagava per il tempo, soffermandosi in quei gloriosi secoli, in quegli anni in cui gli uomini dedicavano parte della loro vita a conoscersi, a indagare il mistero della vita, a capire il presente e i suoi segni.

Vi lascio una raccolta di foto, un videoclip a cui sono particolarmente legato.


*****


14 Risposte to “Selinunte, i resti delle divinità”

  • adamo

    ciao Rino,
    ogni tanto interrompo la lettura silenziosa e passo a salutarti, stavolta nell’antica Magna Grecia e non nel ’600 come faccio di solito!
    sarebbe bello se venisse veramente scoperto il tempio misterioso e non ancora individuato! molto suggestivo pure il videoclip :)

  • Stefi

    Selinunte la scoprii insieme alla Sicilia (meravigliosa terra) nel settembre del 2005. Mi fermai tre giorni tanto mi piacque.. e… dopo la “delusione” della Valle dei Templi di Agrigento fu un vero toccasana dello spirito..
    Emozioni così forti le provai tanti anni prima solo a Delfi, ad Epidauro e, successivamente, ancora a Efeso.
    Un bel tuffo nel passato!!..
    Grazie
    Stefi

  • babilonia61

    Adamo: spero trovino quel tempio che manca, purtroppo i lavori vanno a rilento, a volte si fermano. Grazie per commentare. Un abbraccio.
    Stefi: la Sicilia è un’isola da scoprire, partendo da Segesta, a Erice, a Selinunte, a Taormina, Siracusa, Agrigento, Enna, insomma ogni città, ogni paesino ha qualcosa che tramanda atavica storia, storia che si fonde e confonde con la leggenda. Grazie a te. Una buona serata.

  • marina

    bellissimo tutto. Ma più di ogni altra cosa l’emozione e il rispetto che si sente nelle tue parole!
    quei templi procurano un brivido
    marina

  • ubaldo riccobono

    E’ sempre bello rileggere i tuoi post, Rino. Selinunte è un sito bellissimo, detto da un agrigentino che abita nella Valle dei Templi, la più visitata in Sicilia con 700 mila visite all’anno. E poche sono. Se ci dessero l’aeroporto e un collegamento autostradale, il turismo esploderebbe ad Agrigento, che è anche un contenitore culturale unico al mondo con Pirandello, Sciascia, Empedocle, Tomasi di Lampedusa (Palma di Montechiaro e Santa Margherita Belice). Ubaldo, ammirando i post di Rino.

    U.

    Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle

  • Damiani

    Rino che esplosione di gioia nel leggere il tuo post sulla mia Selinunte!

    ci passo almeno una settimana ogni estate…

    un abbraccio enorme.

  • babilonia61

    Marina: immaginare che delle persone devote camminarono per quelle strade, per quelle terre, mi vengono i brividi, sacerdoti che dedicavano il loro tempo al culto. Buona serata.
    Ubaldo: in un certo senso il turismo aiuterebbe lo sviluppo economico dell’isola, dall’altro penso – egoisticamente – che meglio lasciare le cose come sono, poca contaminazione, poco vandalismo, poco turismo di massa. Un abbraccio.
    Damiani: grazie; anche per me è stata una bellissima gita, istruttiva, storica, geografica, dopotutto Selinunte ha tanta storia da raccontare. Un caro saluto.

  • giulia

    Sei davvero unico… I tuoi post mi incantano sempre anche se ultimamente non sempre riesco a passare, ma li leggerò tutti. Un abbraccio, Giulia

  • babilonia61

    Giulia: Grazie a te per seguirmi, una buona settimana.

  • Artemisia

    Che bella Selinunte! Ne ho un ricordo bellissimo. Come anche l’anfiteatro di Eraclea Minoa vicino ad Agrigento. Ci sei stato? E’ un anfiteatro posto su un promontorio che da sul mare.
    Artemisia

  • babilonia61

    Artemisia: bello anche quel teatro, come i resti di Segesta, la svettante Erice, l’indimenticabile Siracusa… Insomma, la Sicilia è da scoprire. Buona giornata.

  • ubaldo riccobono

    Purtroppo di quel teatro di Eraclea Minoa esiste solo il ricordo sul francobollo emesso. La copertura plastica dei sedili con il surriscaldamento ha corroso la pietra e le scalee sono completamente rovinate, ora sono coperte da una grande tettoia metallica. Ma Eraclea Minoa merita una visita perchè gli scavi sono belli e il paesaggio di capo Bianco, a strapiombo sulla pineta e sul mare africano, è d’incomparabile bellezza. La costa è stata definita dai forestieri “le bianche colline di Dover”. Ho postato delle foto sul mio blog.

    Ubaldo Riccobono
    Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle

  • babilonia61

    Ubaldo: sono anni che non vado a Eraclea, almeno una quindicina e, certamente, tante cose saranno cambiate. Ricordo, come ben dici, di quei bianchi strapiombi sul mare e spesso mi soffermavo per sbirciare quella linea che unisce il mare al cielo, quell’orizzonte che in estate era tanto lontano che sembrava sfuggire. Erano i tempi del mio bighellonare per una stupenda Sicilia. Un abbracio.

  • gturs

    Ci credo che eri emozionato a scrivere……posti meravigliosi e pieni di fascino;)
    Buona serata rino, roberta.

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