Alcuni pittori riescono meravigliosamente a raccontare eventi più o meno reali, successi in un passato oramai dimenticato, dandone importanza e rilievo col fine, sembrerebbe, di ammonire i loro contemporanei.
Il dipinto Il Miracolo dell’Ostia Profanata fu eseguito da Paolo di Dono (Pratovecchio, Arezzo 1397 ca. – Firenze 1475), detto Paolo Uccello per la sua caratteristica di dipingere spesso volatili, fra il 1465 e il 1469, per la Compagnia del Corpus Domini di Urbino.
Divisa in sei parti, questa predella cattura immediatamente la nostra attenzione per la vicenda rappresentata, vicenda, si dice, accaduta nella Francia del 1290 e da Paolo sublimemente raffigurata. Dal fresco tono narrativo, l’insieme rivela una minuta descrizione naturalistica degli interni, forse di influenza tardogotica, ma anche fiamminga. Inoltre, proprio in quegli anni il pittore iniziava a dedicarsi con somma attenzione alla prospettiva, tantoché lo stesso Vasari scriveva nelle sue Vite: “(…) non ebbe altro diletto che d’investigare alcune cose di prospettiva difficili et impossibili”.
Questa predella, ossia questo largo gradino di legno, doveva essere posto sotto una pala che raffigurava la Comunione degli Apostoli.
Rino, dettagliando.
In questa prima parte notiamo una donna, di religione cattolica, che vende a un mercante ebreo un’ostia, corpo di Cristo, col fine di riscattare il suo mantello.
L’ebreo, per disprezzo, mette l’ostia a cuocere in un camino e nota come dalla stessa esce sangue, sangue che scorre fin sotto la sua porta, dietro la quale un manipolo di persone cerca di entrare per catturare tutta la famiglia.
Terza parte: ripresa l’ostia, una lunga processione la riporta in una chiesa per riconsacrarla.
In questa scena, la donna è condannata all’impiccagione, mentre un angelo, dal cielo, la segue.
Il mercante ebreo e la sua famiglia vengono messi al rogo. Da notare che in questa immagine non vi sono né angeli, né demoni.
Ultima scena: davanti un altare, angeli e demoni aspettano che l’anima della donna, appena morta, salga dal corpo per contendersela.













OT: Fare un simile commento dopo il post su una sequenza pittorica su un’ostia sconsacrata mi sembra quasi sacrilego…
Per questo mi scuso preventivamente con te, con il pittore e con Qualcun altro…
Fatta questa (doverosa) premessa ti comunico che ti ho segnalato in 2 catene: http://mikelogulhi.blogspot.com/2008/05/2-catene-con-una-fava.html
Se ritieni che tali catene (o una di esse) siano compatibili con il tuo blog ti invito a partecipare.
Cari saluti,
Mikelo
Adoro questo pittore e come al solito l’hai saputo presentare magistralmente, Giulia
Mikelo: grazie per pensarmi, verrò a leggere cosa si tratta. Una felice serata. A presto.
Giulia: sempre gentili i tuoi commenti. Buona domenica.