Tempo addietro ricevetti una piacevole mail da una lettrice, Dona, che mi segnalava la possibilità di inviarmi delle foto rappresentanti sculture di alcuni pontefici che suo padre aveva eseguito. Fu così che ebbi da lei questa bella immagine di Leone XIII, con il suggerimento di scrivere qualcosa. Sebbene conoscessi qualche episodio e qualche evento a lui legato, Leone XIII restava nella mia memoria per l’enciclica Rerum Novarum, celebre enciclica di fine ‘800 che caratterizzò la politica della Chiesa di quegli anni.
Cosicché, mi misi al lavoro per preparare codesto post che devo sia a Dona che a suo padre, scultore.
Otto anni dopo l’annessione di Roma all’Italia, veniva eletto Leone XIII, noto per l’enciclica Rerum Novarum, in cui affrontava la questione sociale, sancendo la nascita della moderna dottrina sociale cristiana.
Vincenzo Gioacchino Pecci era nato a Carpineto Romano, nel 1810, ed eletto al soglio pontificio nel 1878. Morì a 93 anni a Roma, nel 1903. I suoi studi gesuiti lo portarono ad avere una visione della vita alquanto tradizionalista, quasi conservatrice, al punto da sostenere che bisognava avere il controllo della stampa e del culto. Apertamente contrario alla separazione fra Stato e Chiesa, affermava che il clero non doveva interessarsi della politica più del necessario. Il papa era un grande studioso di San Tommaso d’Acquino, favorevole al modo di vedere la vita e la religione di questi. I rapporti con lo Stato italiano erano tanto freddi, da ritenersi prigioniero dentro i confini del Vaticano.
La conosciuta enciclica Rerum Novarum, del 15 maggio 1891, nel 14° anno del suo pontificato, era dedicata alla questione operaia, a riaffermare il diritto naturale alla proprietà privata, ad attribuire allo stato il dovere di promuovere il bene pubblico e privato.
Si legge:
“ (…) Egli deve dunque poter scegliere i mezzi che giudica più propri al mantenimento della sua vita, non solo per il momento che passa, ma per il tempo futuro. Ciò vale quanto dire che, oltre il dominio dei frutti che dà la terra, spetta all’uomo la proprietà della terra stessa, dal cui seno fecondo deve essergli somministrato il necessario ai suoi bisogni futuri.”
Il papa condannava la lotta di classe e si opponeva sia al socialismo che al liberalismo. Tuttavia riconosceva ai lavoratori il diritto a un giusto salario e la facoltà di istituire proprie organizzazioni.
Parlando delle libere associazioni, insisteva:
“ (…) Ora, sebbene queste private associazioni esistano dentro la Stato e ne siano come tante parti, tuttavia in generale, e assolutamente parlando, non può lo Stato proibirne la formazione. Poiché il diritto di unirsi in società l’uomo l’ha da natura, e i diritti naturali lo Stato deve tutelarli, non distruggerli. Vietando tali associazioni, egli contraddirebbe sé stesso, perché l’origine del consorzio civile, come degli altri consorzi, sta appunto nella naturale socialità dell’uomo.”
Ammoniva pertanto gli operai a non sfogarsi tramite le lotte e la rivoluzione e, a sua volta, incitava i padroni a venire incontro ai desideri dei lavoratori, abbandonando lo schiavismo in cui erano ancora tenuti.
L’enciclica ebbe un grande successo, il papa aveva colpito nel segno. In un’epoca di cambiamenti, in un’epoca di ricerca industriale e di lotta operaia, in un’epoca che si affacciava al nuovo secolo, Leone XIII era riuscito a dare alla Chiesa quella forza che, nel bene e nel male, da tempo le mancava.
Rino, nei tempi che passano.








che bello leggerti…non sono mai stata bravissima in storia e sto imparando moltissimo qui
Grazie
Certe volte credo che tu mi legga nel pensiero… Pensavo a leone XII l’altro giorno e non so da dove sia di colpo spuntato…!
Francesca: grazie per commentare. Sono contento che ti piaccano i miei post. Un saluto serale.
Fabio: telepatia? trasmissione del pensiero? casi della vita? l’importante è averne parlato. A presto. Ciao.