Carlo V e la lotta contro l’eresia

Il XVI secolo fu anche un’epoca caratterizzata dalle lotte all’eresia, eresia personificata da Martin Lutero, che il 31 ottobre 1517 affisse sulla porta della cattedrale di Wittemberg le famose 95 tesi; personificata dagli anabattisti, che sostenevano, fra le altre cose, la necessità di ricevere un nuovo battesimo in età adulta, oltre a quello preso da piccoli; personificata da Melantone e da tanti altri.

Carlo V – di cui abbiamo già trattato certi aspetti del suo governare (qua e qua) – era un convinto oppositore di costoro, era contro le nuove dottrine che in quegli anni stavano fermentando in tutto il nord Europa.

Tra i tanti pronunciamenti, nel 1540, ne emette uno in cui conferma la sua volontà a sradicarle anche tramite la pena capitale. Si legge:                          

“Dal momento che noi, desiderando fare tutto ciò che è in nostro potere per estirpare, cancellare e recidere queste esecrande e dannate sette, false credenze ed eresie, allo scopo di difendere nei nostri sudditi il rispetto di Dio, la corretta osservanza della nostra santa fede cattolica e l’obbedienza nella santa madre chiesa, e avendo avuto piena adeguata deliberazione in consiglio, accettando il parere della nostra cara sorella [Maria], regina madre di Ungheria e Boemia, reggente e governatrice dei Paesi Bassi, come anche quella dei nostri più importanti consiglieri […], ordiniamo e stabiliamo in forma di editto e legge perpetua quanto segue. Primo: che nessuno, in dispregio del rango e della condizione sociale che occupa, possieda, venda, acquisti, porti, legga, predichi, insegni, approvi, comunichi o dibatta – sia in pubblico che in privato – dottrine, scritti o libri passati e futuri di Martin Lutero, John Wycliff, Jan Hus, Marsilio da Padova, Ecolampadio, Ulrich Zwingli, Filippo Melantone […] o di membri delle loro sette eretiche condannate dalla chiesa […] e anche altri libri e scritti stampati negli ultimi diciott’anni privi della segnalazione di autore, edizione, luogo e data della pubblicazione, e così anche il Nuovo Testamento, i Vangeli, le Epistole, i Libri dei profeti e altri materiali scritti in lingua francese o tedesca che contengano prefazioni, prologhi, addenda o glosse su dottrine condannate o respinte o in contrasto con la nostra santa fede cattolica, i sacramenti o i comandamenti di Dio e della chiesa. Ancora, nessuno faccia, disegni, possieda o entri in possesso di immagini o dipinti scandalosi della Vergine Maria, dei Santi canonizzati dalla chiesa, né si danneggi, rompa o metta in disordine immagini fatte in onore e memoria della stessa [...] sotto pena di morte e di confisca dei beni per nostro uso […]. Nessuno riceva nella sua casa o presti favori a un eretico o anabattista […] salvo per denunciarli al locale magistrato, sotto pena di essere lui stesso punito come eretico. […] E infine i nostri magistrati e funzionari che abbiano catturato i succitati eretici o anabattisti non dovranno tenerli nascosti insieme ai loro complici e spalleggiatori o punirli in misura inferiore a quanto meritino adducendo come scusa il fatto che le pene sono troppo severe o dure e imposte solo per incutere timore ai delinquenti […], sotto pena di perdere il loro rango e le loro funzioni, […].” (1)

Carlo V aveva anticipato papa Paolo IV, che nel 1559 pubblicherà l’Index librorum prohibitorum, quei libri che saranno vietati in quanto non conformi alla dottrina cattolica.                                                                                          

*****

1. A. Delacroix, Apologie de Guillaume de Nassau, Bruxelles-Leipzig, 1858.

- La seconda foto raffigura la Bibbia di Martin Lutero

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Piccola bibliografia:

- Guido Gerosa, Carlo V, Mondadori, 1997.
- Martyn Rady, Carlo V e il suo tempo, il Mulino, 1997.
- Karl Brandi, Carlo V, Einaudi, 2008.
- a cura di, M. Fantoni, Carlo V e l’Italia, Bulzoni, 2000.


5 Risposte to “Carlo V e la lotta contro l’eresia”

  • marina

    Tu scavi e tiri fuori tesori. Non conoscevo questo aspetto di Carlo V. Molto interessante
    marina, alunna

  • Alessio Miglietta

    … io ricordo una pomeriggio in una libreria di Faenza, ove comprai il saggio sull’eresie del Cinquecento di Cantimori… c’era con me un amico, che forse conosci…

  • babilonia61

    Marina: Carlo V è un personaggio da studiare con cura, con attenzione, è pieno di particolari; giacché il suo impero era tanto vasto, tanti erano i problemi da risolvere. Un abbraccio.
    Alessio: anch’io lo ricordo benissimo, così come ricordo quell’amico di cui parli :-) , quell’amico a volte antipatico, a volte chiacchierone, a volte lento, che si soffermava a Genova a sbirciare particolari dei quadri di Cambiaso! Speriamo vederci presto. Un abbraccio.

  • Stefi

    una domanda: ma era di così convinta e profonda fede cattolica, visto che in Spagna promulga i “regolamenti” contro gli arabi (“infedeli”) e poi combatte così drasticamente contro l’eresia?? Oppure ancora una volta sottostanno motivazioni di tipo economico o altro?
    Buona giornata

  • babilonia61

    Stefi: interessante la tua domanda. Ti faccio rispondere dallo stesso Carlo V. In una lettera inviata il 16 febbraio 1546 a Filippo, parlando delle ragioni che lo spingono a muovere guerra ai protestanti tedeschi, fra le altre cose scrive: [...] La faccenda, inoltre, è importante per il servizio di nostro Signore, la crescita della nostra santa fede cattolica e per la pacificazione e la quiete della cristianità, alla quale noi siamo legati in modo così stretto in forza della dignità cui Dio ci ha elevato. (Letters and Papers, Foreign and Domestic, – British Pubblich Record Office – vol. VIII). Consideriamo inoltre che Carlo era imperatore del Sacro Romano impero, cattolico. E per di più, non poteva né voleva dividere il suo regno, anche per questo preparava matrimoni di convenienza – ma questa è un’altra storia. Eppure, lui stesso cercava sempre di conciliare, di appacificare gli animi, di evitare scontri bellici. Grazie. Buona giornata.

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