Il servizio militare lo assolsi a metà anni ‘80 nella bella cittadina di Salerno, all’89° Btg. Fanteria Salerno, nella celebre 1^ compagnia. Quando fu il mio turno d’impugnare un’arma, un fucile, mi tremarono le gambe al pensare che quello strumento fosse stato inventato per ferire e uccidere un altro essere umano. Restai per qualche secondo esitante, fino a quando il capitano impartì l’ordine di mirare e sparare, non potevo fare altro che eseguirlo. Confesso che mi sentii strano, l’arma pesava tanto da dolermi il corpo, la spalla, la mano. Ora, a distanza di circa 25 anni, cerco di immaginare i soldati del XVI secolo, caricando quei grandi e grossi aggeggi primitivi.
Anche le armi purtroppo hanno una loro storia, fanno parte della Storia, e di conseguenza sono elementi necessari per lo studio del passato, per comprendere – anche – l’evoluzione di un oggetto, di un’idea, di un evento.
L’archibugio, il cui nome deriva dal tedesco hackenbuchse, ovvero fucile a gancio, era un’arma da fuoco difensiva-offensiva, che vide la sua notorietà nei secoli XV e XVI: ricordiamo il Sacco di Roma del 1527 da parte dei Lanzichenecchi di Carlo V o la famosa battaglia di Pavia del 1525 in cui gli archibugieri spagnoli massacrarono la cavalleria francese di Francesco I, catturando addirittura lo stesso re.
Era dotato di una lunga e pesante canna che richiedeva un sopporto e spesso un servente, affinché si potesse sparare con una relativa rapidità e precisione. Col passare degli anni – siamo già alla fine del XVI sec. principi de XVII sec. – si migliorò fino a diventare un moschetto, più facile da adoperare e che diventerà la regina delle armi nei tempi a venire.
Caratteristica era l’accensione a miccia, più tardi sostituita con una piastra a ruota. Aveva una gittata di circa 50-60 mt., con poca precisione e con una cadenza di tiro di appena un colpo il minuto. I comandanti iberici riuscirono a creare un corpo ben addestrato, i terceros, allenato a piantare in modo rapido l’arma nel terreno, fare fuoco e indietreggiare di qualche passo per ricaricare l’arma e permettere alla seconda fila di sparare. Operazione che permetteva avere la meglio sul quadrato tipico elvetico, all’epoca gruppo da combattimento ben forte e agguerrito.
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7 maggio 2008 at 11:32 am
Rino!!! che cara risposta mi hai dato!!! ti ringrazio con tutto il cuore per la tua sincerità e la tua partecipazione, non ho mai avuto dubbi sul fatto che tu sia una persona eccezionale perchè il tuo blog ne è la dimostrazione, ma oggi mi hai ridato veramente quel po’ di carica che mi mancava…grazie per la tua preziosa amicizia…Carmela
7 maggio 2008 at 1:05 pm
Il servizio militare l’ho assolto anch’io, solo che sparavo con calibri più grossi dato che ero un artigliere.
Riguardo alla genesi delle armi da fuoco sul campo di battaglia, ti vorrei consigliare (ma sicuramente già lo conosci) lo splendido film di Ermanno Olmi “Il mestiere delle armi”. Tocca nel profondo il lamento per la morte di Giovanni de’ Medici colpito a morte da una Falconetta.
7 maggio 2008 at 4:22 pm
La scoperta delle armi da fuoco rivoluzionò le strategie militari e l’economia dei potenti e non si è più fermata.
Gran film consigliato da Eternauta, un film didattico per tutti.
Grazie Rino.
Michele
7 maggio 2008 at 6:23 pm
Carmela: grazie a te per aver proposto un tema interessante e attuale, è venuto spontaneo commentare. Un abbraccio.
Eternauta: davvero interessante il film di Olmi che citi. Mi piace rivederlo spesso, e mi affascina la coreografia e la voce fuori campo che spesso racconta. Grazie per essere passato.
Michele: purtroppo ancora oggi le armi hanno una loro evoluzione, una evoluzione distruttiva che sembra non aver fine. Chissà se l’uomo capirà davvero che sarebbe meglio vivere senza – m’illudo. Buona serata.
7 maggio 2008 at 7:11 pm
Il post è molto interessante ma, confesso, la cosa che mi ha colpita di più è stato il tuo ricordo di quando facevi il servizio militare. Noi donne dimentichiamo spesso che anche a voi possono “tremare le gambe”!
grazie, marina con affetto
8 maggio 2008 at 8:16 am
Forse andro’ fuori tema ma leggendo il tuo post mi vien da pensare l’attrazione che hanno i bambini verso le armi e non solo i maschietti. Sono rimasta sconcertata la settimana scorsa, quando i miei due figli di sette anni (maschio e femmina) visitando Fussen in baviera e i sui castelli si siano soffermati in ogni bancarella attratti da pugnali e spade (tra l’altro pericolosamente appuntiti e affilati per essere dei giocattoli) e alla fine ho dovuto acconsentire a concedergli una banale pistola ad acqua ma pur sempre una pistola…
Dona
8 maggio 2008 at 9:19 am
Marina: certo, anche agli uomini tremano le gambe, più di quanto si pensi. Essere uomo non significa essere forte, conosco donne che hanno un coraggio e una fortezza d’animo che invidio. Un abbraccio.
Dona: confesso che anche a me da piccolo piaceva giocare allo sceriffo e agli indiani. Poi, acquistando ragione e raziocinio – che talvolta mi sfugge – ho capito che le armi sono una della cose che bisogna aborrire con tutta le forze. Un caro saluto.
8 maggio 2008 at 11:16 am
non ho mai amato le armi però è bene conoscerne la storia, le origini e gli utilizzi per evitare nuovi errori OGGI.
8 maggio 2008 at 12:32 pm
Affascinanti come sempre i tuoi viaggi nella storia, spesso penso a quanto disse Freud in merito all’interpretazione del sogno delle armi, in sintesi:
Le armi nei sogni suggeriscono quella che viene definita l’azione del lottare, del difendersi e dell’aggredire. Aspetti che possono essere strettamente legati all’espressione degli istinti più repressi della psiche.
A presto , Tizy
8 maggio 2008 at 1:46 pm
Damiani: esattamente come tu ben dici, conoscere la storia per evitare gli errori, le armi, in questo caso. Buon pomeriggio.
. Grazie per passare. Un caro saluto.
Tizzy: certo, Freud, a mio avviso, aveva ragione. In ogni modo, meglio evitare del tutto l’uso delle armi, anche nei sogni
14 ottobre 2008 at 11:20 pm
[...] di buon passo Rino, Armato d’ ombrello a mo’ d’archibugio, sguardo fiero e leggero sorriso. Decisamente uno scorcio sereno in questa giornata che promette [...]
15 ottobre 2008 at 11:36 am
Una buona fantastica intervista fattami da Dona:
http://withoutpretences.wordpress.com/2008/10/14/la-tredicesima-intervista-a-gaspare-armato-appunti-della-storia/
16 ottobre 2008 at 2:54 am
non ho ancora letto “Appunti con la Storia” ma la fantastica intervista della deliziosa Dona si!! Molto piacevole passeggiare virtualmente ascoltandovi!
Stefi
16 ottobre 2008 at 2:55 am
p.s. correggo: “Appunti della Storia”!
Stefi
16 ottobre 2008 at 10:10 am
Stefi: grazie. Un caro saluto.
4 febbraio 2012 at 6:38 pm
Ho fatto il militare negli alpini, ero ufficiale e vi garantisco che non ho avuto paura fino a quando mi sono trovato quasi in guerra. Era 1954, Tito voleva occupare Trieste, Il primo ministro italiano Pella mobilitò l’esercito e, comandando un reparto d’assolto, mi trovai tricerato a Gorizia a una decina di metri dal cavallo di frisia che divideva l’Italia dalla Jugoslavia. Bastava un ordine e si doveva attaccare. Confesso anch’io che mi cominciarono a tremare le gambe solo al pensiero di dare l’ordine di attaccare e di scattare per primo.
La baldanza eroica che prima mi aveva spinto a esaltarmi nel fare il militare franò di colpo nel trovarmi in una situazione in cui tutto poteva accadere. Per tirarmi su finii in due giorni una borraccia di grappa, Meno male che dopo qualche giorno arrivò l’ordine di smobilitare. Il Pericolo era passato. (Anche la sbornia)