La guerra in Europa dal Rinascimento a Napoleone
6 Maggio, 2008 di babilonia61
Difficile scrivere sulla guerra con un certo distacco, specialmente per coloro i quali, pur non avendola vissuta, la disdegnano totalmente. Ciò non significa dover tralasciare il suo studio, il suo approfondire, il suo analizzare, giacché più si conosce, più si rifiuta.
Qualche mese fa ho letto un libriccino di Alessandro Barbero, La guerra in Europa dal Rinascimento a Napoleone, ed. Carocci, 2003, un interessante scritto che ripercorre 400 anni di lotte.
In poco più di 100 pagine, Barbero ci parla dell’evoluzione - se evoluzione si possa chiamare - del modo di fare guerra: dalla lancia dell’assoldato rinascimentale alla picca e all’archibugio della Guerra dei Trent’anni, sino al moschetto e al cannone dell’esercito napoleonico; così come delle fortificazioni e degli assedi che, col passare del tempo, diventarono inutili, in quanto la nuova artiglieria facilmente poteva avere ragione delle mura nemiche. L’autore approfondisce altresì il concetto dell’essere mercenario, della sua partecipazione alle battaglie, esaminando poi la nascita del primo esercito professionale dell’Antico regime.
Le guerre medievali erano guerre distruttive, ma limitate, spesso causate dalla volontà di un Signore di espandere il proprio territorio, poi seguirono quelle di religione, furiosi scontri fra cattolici e protestanti, senza dimenticare la già citata Guerra dei Trent’anni. Con Napoleone, invece, le battaglie si fecero più tecniche, quasi più moderne, dove le armi da fuoco, fra cui il cannone, diventano le principali protagoniste. I movimenti degli eserciti napoleonici sono studiati oramai da anni dagli strateghi di arte militare, in quanto le sue armate, perfettamente organizzate, riuscivano a essere nel luogo esatto nel momento indicato.
Un bel capitolo è dedicato ai costi, alle fortune, alle disgrazie. Ecco cosa riferisce sugli appalti:
“In un’epoca di guerra pressoché ininterrotta e di vistosa crescita degli apparati militari come quella di cui parliamo [n.d.r.: si riferisce al 1800], queste fortune militari raggiunsero un giro d’affari vertiginoso. Quasi mai i governi producevano in proprio ciò di cui abbisognavano e la procedura consueta consisteva nell’appaltare le forniture a un imprenditore. Tutti sapevano che l’intero sistema degli appalti e delle forniture era paurosamente corrotto, e che gli imprenditori realizzavano illegalmente giganteschi profitti; (…)”.
Un magnifico libro per capire che poco è cambiato.
Rino, aborrendo la guerra.









E’ risaputo che da sempre la guerra è un grosso business camuffato, di volta in volta, da ideali politici o religiosi o civili.
Alla fine ci guadagnano pure i perdenti.
Ma solo i morti hanno perso realmente.
grazie per questa segnalazione, promette molto bene e me lo segno!
marina
amo le bussole Carocci…c’è stato un tempo in cui ne facevo incetta!
Chirieleison: non posso che condividere la tua tesi, le guerre sono sempre state un business, specialmente quelle di oggi. Un abbraccio.
Marina: grazie, vedrai che il libro non ti deluderà, quanto meno dà le basi per approfondire maggiormente l’argomento.
Damiani: anche a me piaccioni i libri dell’editore Carocci, peccato che talvolta le pagine si staccano facilmente, o forse sarò io che maltratto il volume! Una buona serata.
Barbero ha scritto anche dei romanzi, se non sbaglio. Molto interessante.
Un caro saluto,
Alessandra
Oggi tocca a te consigliare un libro (anche se questo post l’avevo già apprezzato tempo fa): mi sa che fra poco sarà sul mio comodino…
Un saluto
Alexandra: anch’io credo abbia scritto dei romanzi, io ho solo letto alcuni dei suoi saggi. Buona serata.
Alessio: sono sicuro non ti pentirai dell’acquisto, è scritto in modo scorrevole, semplice, di facile lettura. Un abbraccio, amico mio.
Adoro Barbero! Grazie per la segnalazione!
Sempre preziosi i tuoi consigli caro rino.
Un caro saluto
Dona