Il marchese de Piro, la casa Rocca Piccola e Valletta
4 Maggio, 2008 di babilonia61
Valletta, Malta, 21 febbraio 2008
Mia carissima Charlette,
ieri, seduto in questo stesso bar, ti ho scritto sui Cavalieri di Malta e sull’inatteso incontro con un tal Simon, mai più ritrovato.
Oggi pensavo al mio destino, al mio vagabondare, viaggiare, conoscere, a quella voglia innata in me di scoprire e studiare, che mi ha portato nei luoghi più remoti della Terra.
Ti dicevo dei miei viaggi, bene, dopo aver visitato a Siviglia, in quella Spagna che tu ami tanto quanto me, il Palazzo - museo della contessa di Lebrija, desidero raccontarti una meravigliosa scoperta che ha arricchito il pomeriggio di oggi: le splendide sale della casa Rocca Piccola, a Valletta.
Bighellonavo per Republic Street, quando al numero 74 mi soffermo a scrutare un singolare ingresso che dava in una sala piena di libri e oggetti che attirarono subito la mia attenzione. Tu conosci il mio essere curioso, cosicché entrai e mi lasciai guidare nella visita di quella preziosità, stanza dopo stanza, storia dopo storia, racconto dopo racconto.
La casa, oggi abitata da un’antica famiglia maltese, quella del nono marchese de Piro, Nicholas de Piro, prende il nome da don Pietro La Rocca, ammiraglio dell’Ordine Gerosolimitano della lingua d’Italia, primo proprietario. Col passare degli anni, e non essendoci eredi in quella casata, l’edificio fu venduto e acquistato dai marchesi de Piro.
Oh, Charlette! quale gaudio per i miei occhi osservare una cassapanca, anzi la Cassapanca, che data, si dice, intorno al XIV secolo, adornata di croci maltesi; assaporare un lampadario di Boemia del XVIII sec.; per non dire di un bel dipinto, un autoritratto del pittore Antonio Favray del 1763: il tutto nella Sala Grande, la parte più alta della casa.
In tal modo, camminavo e osservavo, scrutavo, curiosavo qua e là, soffermandomi nella Cappella, che, oltre allo splendido altare con una pala raffigurante la Madonna col Bambino e San Gaetano, opera di Pietro Paolo Caruana, vi sono oggetti provenienti dalle collezioni vaticane del periodo di papa Pio X.
E l’archivio? Come descriverti un archivio ricco di documenti e ricordi familiari, di lettere e resoconti di transizioni, compra vendita di terre, di carichi di caffè, grano, riso, tessuti, di schiavi mussulmani. La lettura di codesti materiali ha portato a svelare che fu il Gran Maestro Perellos a nobilitare i de Piro nel 1716 col titolo di baroni, passando a marchesi nel 1742, grazie a Filippo V di Spagna.
Gli intrecci della storia sono strani e curiosi, mia cara, che un avo del presente marchese, che si chiamava Giovanni de Piro, ebbe l’amministrazione di certe terre in Sicilia, ad Avola, vicino a Siracusa, dalla quale ne trasse prestigio e denaro tramite la commercializzazione dello zucchero.
Io ti immaginavo seduta nella portantina, in quella portantina gelosamente custodita in una delle stanze e risalente Frà Victor Nicolas de Vachon Belmont, un cavaliere francese e Capitano generale delle Galere fra il 1764 e il 1766. Bella a vedersi, ornata con il suo stemma, dipinta d’oro e riccamente decorata, è uno degli oggetti più rari della casa Rocca Piccola.
Ti ho già raccontato dei Cavalieri di Malta e della loro missione, quella di proteggere i pellegrini nella via verso Gerusalemme. Costoro costruirono anche un ospedale per la cura sia dei viaggiatori che di loro stessi, un ospedale che poteva accogliere fino a 600 pazienti. Ebbene, nella casa sono conservate alcune reliquie, alcuni strumenti medici in argento del XVIII sec., risalenti al regno del Gran Maestro francese Manuel de Rohan Polduc. I Cavalieri erano abili in alcune tecniche chirurgiche, essendo finanche in grado di operare la cataratta e rimuovere i calcoli.
Tanti quadri, tantissimi, adornano le pareti delle varie stanze. Ritratti dei marchesi de Piro, di quello di Sir Walter Scotto che visitò Malta nel 1831, di un raro e unico dipinto di Samuel Taylor Coleridge che abitò nell’isola nel 1804, oltre ad opere del pittore Mattia Preti, e tanti altri ancora che hanno deliziato la mia vista.
Così sbirciavo qua e là, assorto nei miei pensieri, quando di un tratto un gentile Signore si presentò: era il nono marchese de Piro, il dott. Nicholas de Piro. M’intrattenne piacevolmente parlandomi dei suoi avi, della casa, dei libri da lui scritti, fra cui desidero consigliarti uno degli ultimi, The Innocence of Ina, un volume dedicato a tutte le donne i cui nomi finiscono in Ina, Michelina, Evelina, Carmelina, ecc. È interessante perché racconta parte della loro vita, di quella vita madida della realtà dell’isola, nonché delle usanze e delle tradizioni.
Si fermò a chiacchierare con me per un buon periodo di tempo, sorprendendomi con i tanti aneddoti che seguiva narrandomi. Fu tanta la mia soddisfazione, che spero presto ritornare a parlare con lui e rivisitare quel gioiello che è la sua casa.
Uscii soddisfatto da quell’incontro, contento di aver ripercorso parte della storia di Malta, felice di sapere che esistono ancora oggi persone che perseguono la via della bellezza e dell’armonia.
Mia Charlette, qua fermo queste parole nella fugace speranza di non averti annoiata.
Ti prego, scrivimi quanto prima, desidero avere tue notizie. Raccontami del tuo viaggio in India.
Un forte abbraccio e un lungo bacio nella speranza di rivederci presto.
Tuo affezionato,
Rino.









[...] a Malta, dunque. Da tempo desideravo studiare la storia di quest’isola e adesso ne ho proprio la [...]