In questi ultimi due mesi, abbiamo trattato argomenti che riguardano la moda, moda intesa come suggerimento che dovrebbe indurci a determinate riflessioni storiche. Partendo dalla maniera di vestire italiano del ’400, abbiamo percorso il XVIII secolo francese in due diversi post, uno che riguardava la moda prima della Rivoluzione e un altro che si occupava dell’abbigliamento dei nostri cugini dopo il 1789.
Adesso ritorniamo indietro di cento anni e ascoltiamo ciò che desidera dirci il buon Vermeer sulla sua Olanda.
Pittore olandese, Jan Vermeer (1632-1675) – qui a lato Donna con brocca -, di cui ho ampiamente parlato in Passeggiando per la storia dal 1200 al 1800, si dedicava a ritrarre la quotidianità, rappresentando la società borghese che, in quei tempi, iniziava a prendere piede.
L’Olanda, ottenuta l’indipendenza nel 1648 dalla Spagna, si ergeva a potenza economica europea, almeno sino al 1672, anno d’invasione delle truppe francesi di Luigi XIV.
Il nostro pittore, che si evidenzia per una perfetta resa luministica e un forte senso della composizione, nonché per gli accostamenti cromatici davvero sensibili, ritraeva quindi interni di case, scene familiari, figure femminili e maschili, il tutto con dovizia di particolari, particolari da cui possiamo dedurre, fra le altre cose, la moda dell’Olanda del XVII secolo.
Nelle seguenti selezioni di quadri, ho voluto risaltare qualche peculiarità degli indumenti femminili, come, per esempio, i colori che andavano per la maggiore, dal rosso al giallo, dal bianco crema all’azzurro, oltre alla forma e ai modelli. L’eleganza borghese olandese era ben nota, giacché il commercio dei tessuti era sviluppato e la ricchezza in cui versava l’Olanda lo permetteva.
A parte i colori vivi, possiamo sottolineare i ricami, gli orpelli, le rifiniture, insomma la preziosità dei capi femminili. Il tutto adornato, spesso, con cuffie, perle, gioielli.
Più o meno nello stesso periodo, in Francia – che diventa dagli inizi del XVII secolo centro della moda europea – spopolano, fra le altre cose, la giacchetta femminile detta brassière e nell’uomo la cravatta alla Steinkerque. Parigi si rivela la capitale dello stile, di quelle tendenze che saranno d’esempio fino ai giorni d’oggi. Siamo negli anni di Luigi XIII e, dopo, del Re Sole, Luigi XIV: la Francia ha voglia di conquiste.
Ognuno di noi potrebbe dettagliare meglio le immagini – o ricercarne altre – magari ricavandone particolari che spesso di primo acchito sfuggono, e che, invece, sono necessari per un’approfondita ricerca storica.














3 maggio 2008 at 1:11 am
“come, per esempio, i colori, dal rosso al giallo, dal bianco crema all’azzurro, altresì la forma e i modelli”
i colori !
ma allora le coincidenze abbondano!
ho appena elaborato un colore viola e un attimo fa da arsenco ancora si parlava di colori.
amalteo, rimirando fiori e panni
3 maggio 2008 at 5:08 pm
… il grande maestro di Delft! Il suo linguaggio pittorico ci atterisce!
Un saluto
4 maggio 2008 at 7:44 am
Amalteo: coincidenze, casi della vita? Chissà! Buona domenica primaverile, piena di colorati fiori e amena tranquillità.
Alessio: mi colpisce, a volte, la quantità di dettagli che raffigurava nei suoi quadri, nonché la bellezza e l’armonia delle sue composizioni, più o meno come Jan Steen. A presto. Saluti alla tua dolce metà.
6 maggio 2008 at 8:21 am
Non ho capito qual e’ la giacchetta che si chiamava brasserie. Quella del quadro di Vermeer o quella della pesatrice? Entrambi carine, devo dire.
Altro che “lavando i panni” qui stiamo preparando la sfilata!
6 maggio 2008 at 7:25 pm
Artemisia: non è raffigurato, mi sembra sia stato il precursore del moderno reggiseno, un po’ più lungo, quasi come fosse un corpetto aderente. Buona serata.