“Felices, en verdad, una y mil vezes, aquellos cuyos pies pisan, al andar, gemas y piedras preciosas”.
(Apuleio)
25 gennaio 2008.
Sono le 14,30 di uno splendido pomeriggio. Gironzolo, dopo aver pranzato in un buon ristorantino vegetariano, per le strade soleggiate di Siviglia, senza una meta, senza un fine, raccogliendo le idee dopo aver visitato l’immensa Cattedrale e l’Archivio delle Indie. Alzo gli occhi qua e là, come mia abitudine, cercando particolari, bramando peculiarità, desiderando scoprire caratteristiche di una Spagna che ha sempre affascinato la mia attenzione.
Bighellonavo, dicevo, per una stretta via, la calle Cuna, in pieno centro storico, quando tutto di un tratto mi ritrovo davanti al portone di un palazzo di cui non avevo mai fatto caso. Ebbene, curioso come sono, entrai per scoprire una delle più belle meraviglie di quel viaggio.
Ci sono personaggi il cui destino sembra avergli riservato il compito di tramandare ai posteri i loro beni, beni madidi di storia e leggenda, beni pronti a raccontare fatti e misfatti di un’epoca, beni raccolti, collezionati, raggruppati per soddisfare la curiosità e spingere allo studio. Uno di questi personaggi è stato senza ombra di dubbio la Contessa di Lebrija.
La contessa era un’appassionata collezionista con la brillante consapevolezza che quegli oggetti un giorno sarebbero serviti come temi di ricerca e approfondimento storico.
Doña Regla Manjòn y Mergelina nacque a Sanlùcar de Barrameda, in Andalusia, nel 1851. Ancora giovane si sposò con il sivigliano Don Federico Sànchez Bedoya, ufficiale d’artiglieria, che morì nel 1898. La contessa si trovò così ad appena 47 anni vedova, rivolgendo tutto il suo impegno al collezionismo.
Fu nel 1901 che acquistò e iniziò a decorare quello che ora è un Palazzo-Museo a Siviglia, in calle Cuna. In quegli anni comprò a Italica – la prima colonia fondata dai romani fuori dall’Italia, vicino Siviglia (Hispalis) e che ricordiamo per aver dato i natali a Traiano e Adriano – ciò che possiamo ammirare come pavimento di quasi tutto il primo piano, quei bellissimi mosaici che impreziosiscono riccamente la casa e per tale motivo mi permetto definire essere il miglior palazzo pavimentato d’Europa. Fu tanto l’amore per quelle decorazioni, che non ebbe mai timore di abbattere e ricostruire le pareti delle sale solo per sistemare agevolmente il mosaico acquistato.
Durante gli scavi per prelevarli, si rinvenne grande quantità di oggetti che la contessa decise di raccogliere e catalogare: vasi, cocci, terrecotte, frammenti di storia del passato greco, romano, arabo, che affascinavano il nostro personaggio, sono ora custoditi e visibili nelle vetrine di eleganti armadietti.
Il pianterreno, inoltre, ha diversi patii e piccoli giardini adornati da fontane che, oltre a dare luce, rinfrescano le abitazioni nel periodo di massimo calore estivo ed è piacevole girare per quei luoghi assaporando l’aria frizzante.
Tutta la casa risente della sua influenza, ma anche della sua costante presenza, giacché come la contessa diceva: “Le case hanno anima e fisionomia”. Per lei, era la sua dimora, era la dimora della sua passione, delle sue collezioni, dei suoi studi.
Camminavo assorto, scrutando ogni oggetto, ogni suppellettile, ogni particolare, cercando di raccogliere testimonianze di quei manufatti che erano stati l’incanto di Doña Regla.
Sculture, statue, torsi, da quello di Dionisio a quello di Afrodite, a quello di Atena, a tanti altri ancora, illuminano il Palazzo con le loro leggende, riempiendo angoli di atavica storia.
Una bellissima scala c’introduce nel secondo piano.
Ogni stanza, ogni luogo, ogni sala ha una sua caratteristica: quella dedicata al tè, che risente di un influsso arabo; quella dedicata al pranzo, piena di oggetti e utensili importati da tutto il mondo; la biblioteca, la mia preferita; e tante altre. Insomma, stili diversi, ma armoniosamente compaginati decorano il palazzo: dal Rinascimentale al Barocco, dal Romantico all’Inglese.
La forte passione per la cultura la indusse ad ampliare la collezione di libri raggiungendo un totale di oltre 4000 volumi, Baudelaire Dante Virgilio, autori spagnoli, americani, francesi, libri illustrati del XVII e XVIII sec., incunaboli, libri di storia, archeologia, biografie, arte. I miei occhi si posarono, oltre che su un volume da lei fatto stampare come Anonimo dal titolo Agua pasada. Poesias originales – una raccolta di sue poesie data alla luce nel 1930, a Madrid -, anche su una serie di tomi in cui si raccolgono lettere inviate e ricevute: la sua corrispondenza.
Io che vivo e divoro l’arte ho avuto il piacere di ammaliare i miei occhi con dipinti di Francisco de Pacheco – il suocero di Velasquez – Alonso Cano, Zurbaran, Murillo, il valenciano Sorolla, e altri meno famosi, ma non per questo meno pregiati.
La contessa abbandonò questo mondo terreno il 19 febbraio 1938, a 87 anni, senza figli, lasciando in eredità al conte di Bustillo, suo nipote Pedro Armero Manjòn, le sue ricchezze.
Sicuramente avrò fatto un torto, e mi dispiace, giacché il Palazzo – in alcune parti residenza privata – meriterebbe più righe, più dettagliata descrizione, più considerazione, in quanto, non solo custode di preziosi oggetti, ma anche depositario di una cultura, di un modo di vedere la vita, di un modus vivendi che ai nostri giorni manca del tutto e che dovrebbe esserci d’esempio in quanto, a mio avviso, solo conservando e studiando l’armonia e il bello del passato si può vivere degnamente il presente. E la Contessa di Lebrija lo fece.
Mi piacerebbe finire con i versi del poeta Rafael de Leòn, nipote della contessa:
Y en las noches de luna
la casa escucha absorta
y en silencio, el diàlogo
de Sevilla y de Roma.











27 aprile 2008 at 8:06 am
Scoprire posti meravigliosi casualmente lascia ancora più incantati… a me è successo con una chiesa bellissima a Palermo…
baci
27 aprile 2008 at 2:23 pm
La cultura è memoria, Rino. Ritornare a leggere i tuoi post è sempre bello, perchè li gusto, a distanza di tempo, più di una volta. Buona domenica. Penso che ti farà piacere leggere il mio ultimo post. Felicità, Ubaldo.
27 aprile 2008 at 2:44 pm
Giulia ammirando il bello di Rino… Grazie, Giulia
27 aprile 2008 at 3:00 pm
Rileggere i tuoi post è piacevole, ma io sono spietata, ne voglio di nuovi!
marina, protestataria
27 aprile 2008 at 5:30 pm
Maria: concordo, a volte le più belle e piacevoli scoperte si fanno per caso, quando meno te lo aspetti. Un bacio.
Ubaldo: certo, la cultura è memoria, buona memoria, specialmente quando si usa per migliorare noi stessi. Grazie. Buona serata.
Giulia: grazie a te per passare. Buona serata.
Marina: verranno, anzi sono pronti per essere postati. In ogni modo, mi piace la Marina protestataria. Un abbraccio.
27 aprile 2008 at 10:50 pm
Rino che ammira il bello e lo descrive con la gentilezza che lo contraddistingue
un caro saluto a te.
21 gennaio 2010 at 10:49 am
Le stesse emozioni le ho provate al Jacquemart-Andre’ museum a Parigi.E’ la” bellezza raccolta” che da un senso alle nostre vite.
Un saluto incantato
21 gennaio 2010 at 11:29 am
Annuska: benvenuta. Pienamente d’accordo con te, la ”bellezza raccolta” che da un senso alle nostre vite. Buona giornata.