Valletta, Malta, 20 febbraio 2008
Mia cara Charlette,
ti prego perdonare la mia lunga assenza e il non avere risposto alla tua ultima. Spero tu sia tornata in buona salute dall’India e che abbia potuto godere del meritato periodo di riposo.
Hai ricevuto il mio libro?
Da parte mia, se la memoria non mi tradisce, ti avevo accennato che sarei andato a Malta con il fine di visitare l’isola, isola che custodisce ancora oggi misteri e leggende dei famosi Cavalieri. E da qua ti scrivo, seduto nel caffè Cordina, guardando passare gente di tutte le razze, ascoltando lingue e dialetti a me sconosciuti, odorando le mimose in fiore, recise e appoggiate sul tavolo del mio vicino che distrattamente legge il Times.
Talvolta penso quanto sia strana la vita che spesso conduce verso strade a noi sconosciute, a volte piacevoli a volte meno, ma non per questo poco interessanti. Proprio stamani, accomodato in questo stesso tavolino, ho avuto la fortuna di parlare con un Signore appassionato dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, un tale Simon. Lo devo a questo libro riccamente illustrato che ho davanti a me, questo libro che narra delle loro gesta. Si avvicina e segnalandolo, con gentilezza, mi dice se anch’io sono incantato dalla loro storia. Cosicché lo invito a prendere un caffè e a parlarmi di loro.
Sembra che costoro, élite dell’aristocrazia europea, arrivarono sull’isola nel 1530, portando i loro costumi, le loro lingue, le loro culture, regalando a Malta un carattere cosmopolita. Quando il Regno di Gerusalemme fu distrutto da Saladino, in quel fatidico anno 1187, i Cavalieri si spostarono a Margat, poi ad Acri e infine a Cipro, dove costruirono una grande flotta, era il periodo fra il 1291 e 1310. In seguito conquistarono Rodi, diventando la loro sede per i successivi 212 anni. Fu qui che l’Ordine acquistò fama e gloria, diventando una potenza marittima.
Passò il tempo e i turchi assediarono Rodi nel 1480. In questo primo intento non riuscirono a conquistarla, ma nel secondo, nell’anno 1523, dopo ben sei mesi, gli ottomani debellarono gli assediati.
Cominciò, ahimè, un periodo di peregrinazioni in cerca di una nuova sede. Dapprima a Viterbo, e, successivamente, Carlo V concesse loro in feudo le isole di Malta, dove i Cavalieri entrarono nel porto a bordo della caracca Sant’Anna il 26 ottobre 1530.
Restarono 268 anni, anni di splendore e grandezza dati all’isola.
Simon, amabile Charlette, mi parlava con voce sicura, profonda, con tono caldo e sereno, mentre sorseggiava il suo caffè turco. Mi è subito apparso come una reincarnazione di uno di essi, di un vecchio cavaliere, alto, robusto, forte, con la barba già bianca, con la sua lucente armatura, ma nello stesso tempo soave e tenero. Uno di quelli che da bambini si sogna, che aiuta i poveri, che lotta contro i malvagi. Fantasie che da grandi diventano illusioni, mia cara!
Mi raccontò della loro croce, quella croce bianca su fondo dorato. Le 8 punte simboleggiano le 8 beatitudini e le 8 lingue dell’Ordine, mentre i 4 bracci sono le virtù cardinali: Fortezza, Giustizia, Temperanza, Perseveranza. Il colore bianco indica la Purezza, poiché costoro avevano l’obbligo di essere Poveri, Casti e Ubbidienti.
Gli occhi brillarono, quasi di lacrime nascoste, non appena Simon m’intrattenne con i fatti dell’assedio di Malta del 1565 da parte dei turchi. Tanti erano i particolari da lui ricordati che sembrò come se avesse davvero partecipato agli eventi.
Tutti si distinsero, iniziando dal Gran Maestro La Vallette sempre in prima linea. Erano appena 800, mentre i nemici oltre 40.000, tra cui i giannizzeri, corpo d’élite dell’esercito del sultano. Quattro mesi, quattro lunghi mesi d’assedio, fino a quando i turchi, grazie anche ai 10.000 uomini arrivati dalla Sicilia, furono rigettati in mare e il 13 settembre 1565 abbandonarono l’isola.
Charlette, amata, a volte penso che il destino abbia le sue ragioni nello scrivere la nostra vita, poi mi deprimo nel notare certe circostanze che sembrano non avere razionalità e non dovrebbero accadere. Simon dovette andarsene e lasciò a metà il racconto: mi rammaricai. Spero poterlo rincontrare al più presto, il suo modo di raccontare mi affascinava.
Lascio qui questa mia lettera, non desidero più tediarti.
Ti abbraccio e mi congedo con il mio miglior bacio.
Tuo affezionatissimo,
Rino.






Una lettera riproposta che è un piacere leggere di viaggiatori del tempo e della memoria. Sei un provocatore Rino, vien voglia di prendere una carrozza con cavalli e girare l’Europa!!
Ciao Michele
Viaggio come ricerca e conoscenza, come metafora di un percorso interiore di crescita dello spirito.
Non concepisco altro scopo nel viaggiare e vedo che anche per te è la stessa cosa.
Un caro abbraccio
Michele: in effetti dovrò, di tanto in tanto, riprodurre qualche vecchio post che avevo nell’altro blog. Anche a me viene voglia di viaggiare spesso, pur rivedendo gli stessi luoghi più di una volta. Una buona serata.
Chirieleison: pienamente d’accordo, viaggio come ricerca delle proprie origini, delle proprie capacità, del proprio sé. Un abbraccio.
Il viaggio… non solo come metafora, ma anche come desiderio che diventi realtà… Bravissimo sempre, Giulia
buon 25 aprile a te e a Charlette.
Di nuovo in viaggio quella benedetta donna
ciao, marina
Giulia: viaggiare è sempre un piacere, non importa dove, anche nella mia stessa città a scoprire o riscoprire luoghi storici, l’importante è avere sempre occhi nuovi, vedere le cose sotto diversi angoli di vista. Buona giornata.
Marina: questa benedetta Charlette viaggia più di me! Buona festa anche a te. Un abbraccio.
Rino delle meraviglie!…Chapeau pour Charlette.
grazie
cri
[...] seduto in questo stesso bar, ti ho scritto sui Cavalieri di Malta e sull’inatteso incontro con un tal Simon, mai più [...]
[...] riscrivo, dopo l’ultima volta in cui ti avevo parlato del mio pellegrinaggio a Malta, ti riscrivo per sapere di te e rispondere alla tua, dove mi esorti a raccontare del mio vivere a [...]
[...] 20 Gennaio, 2009 di babilonia61 Mia cara Charlette, [...]
[...] scarsi risultati. Poi, un certo Urban, un cristiano ungherese, lo offrì all’imperatore di Bisanzio, Costantino XI, concedendo le sue prestazioni e la sua esperienza come fonditore di cannoni. [...]
[...] – Malta, storia e leggenda di un’isola; – Lettera a Charlette, I cavalieri di Malta. [...]