Le rivoluzioni hanno sempre cercato di cambiare con violenza lo status quo di una nazione, un paese, un popolo. Politica, cultura, società hanno subito - e subiscono ancora - una forte influenza dei nuovi eventi, così come i comportamenti quotidiani dell’individuo.
La Rivoluzione francese, quella rivoluzione all’insegna della libertà, dell’uguaglianza, aveva travolto l’Ancien Régime, costringendo la storia francese a cambiare percorso. Parigi, una delle principali città insorte, non fu solo campo di battaglia e luogo di importanti decisioni, ma anche città dove vivere era davvero faticoso.
Il pane era il metro di misura del benessere dei parigini; gli aumenti erano costanti, basta pensare che nel 1789 una libbra di pane si comprava con 14 soldi, circa i nove decimi del salario di un operaio.
Per tal motivo, la capitale francese aveva una lunga tradizione di sommosse, ricordiamo l’ultima nel 1775.
Alimentarsi, quindi, durante gli anni del Terrore, e specialmente nel 1793, divenne problematico. Principale preoccupazione per una famiglia era approvvigionarsi del Pane nero della rivoluzione, uno dei pochi alimenti disponibili per sopravvivere. I parigini si svegliavano all’alba, si vestivano, uscivano da casa in fretta, si mettevano in fila per ore e ore, al freddo di quei terribili periodi rivoluzionari e sanguinosi. Le panetterie per sicurezza erano chiuse da inferriate, quasi fossero fortini, per evitare che il malcontento popolare si riversasse su di loro. Era quasi obbligatorio esserci, fare la coda, farsi vedere, in quanto se non presenti, si poteva dedurre che si avevano delle riserve o ci si era approvvigionati diversamente.
Il pane usualmente era mescolato con farina di riso, ceci, castagne, talvolta anche patate, insomma la vera farina di frumento era presente in piccola percentuale.
Eppure, leggendo e rileggendo certi documenti dell’epoca, c’è una nota curiosa che risalta alla vista: nel 1789 i panettieri erano circa 600, nel 1799 raggiungeranno la quota di 2000!
La farina proveniva da una quindicina di depositi cittadini che erano gestiti e controllati direttamente dalla Comune.
Coloro che non potevano comprare il pane si alimentavano di minestra vegetale, mentre chi aveva avuto fortuna si deliziava inzuppandolo in questo brodo. La carne era introvabile, così come raramente latte e formaggio: solo i ricchi potevano permetterselo. Stessa cosa per lo zucchero, facilmente reperibile nel mercato nero a 6 lire la libbra.
Nelle campagne la situazione era diversa, il contadino aveva sempre qualcosa da mettere sotto i denti, legumi, verdure, frutta, qualche gallina, prodotti del suo raccolto o del baratto con i vicini.
In quegli anni nasceva una nuova usanza: se invitati a cena bisognava andare a casa dell’amico con un pezzo di pane, viceversa si era considerati dei maleducati.
Rino, nella Parigi rivoluzionaria.









Il celebre romanzo “I Promessi Sposi”, di Alessandro Manzoni, ci ricorda una situazione analoga, avvenuta realmente a Milano nel 1628 (chiaramente Manzoni vi ha costruito intorno una storia immaginaria, ma tutti i fatti menzionati nel libro, compresa la monaca di Monza Gertrude, sono realmente avvenuti ed esistiti).
La povertà l’ha conosciuta anche l’Italia fino al periodo della Seconda Guerra Mondiale.
Raccontava mio nonno di una Genova sconvolta, dilaniata dalle bombe… E per sopravvivere, rischiando la vita, andava a rubare il pane ai tedeschi.
Certamente questo non è molto collegabile all’insurrezione parigina, però dimostra che, fino a pochi anni fa, la povertà era cosa comune a tutti.
Speriamo di non ritornarci in quella situazione! Qualche avvisaglia c’e'…
è bene ricordarsi cos’era la fame dura.
per noi beneficati della modernità che del cibo facciamo una cultura.
amalteo, che ora scende a prendere un cartoccio di cibo
E’ emblematica la famosa frase attribuita erroneamente a Maria Antonietta quando chiedeva stupita alle sue dame perchè il popolo era in rivoluzione. E alla riposta “Maestà , non hanno pane” rispondeva “Perchè non mangiano i croissant!”
Ovviamente gli storici ci hanno largamente assicurato che M. Antonietta non ha mai pronunciato tali parole.
Ad ogni modo l’amore dei francesi per il pane sussiste ancora oggi e le famose baguettes che i parigini mangiano per strada appena sfornate ne sono la prova evidente.
@ Chirieleison: Curioso. Qui a Genova è la stessa cosa per la focaccia…
Stefano: certo, il Manzoni riprende quel tema magistralmente e hai fatto bene a ricordarlo. La questione del pane oggi è ben diversa - e meno male -, più o meno tutti abbiamo qualcosa da mangiare, forse troppo. Indubbiamente vi sono popoli affamati, popoli che vivono con una manciata di riso, popoli che il pane non lo vedono affatto, comunque ben altro problema (pur sempre di fame!). A presto leggerci.
Artemisia: mi sembra che ultimamente il grano sia cresciuto di prezzo. In ogni modo possiamo rimediare mangiando altri alimenti, così mi consolo. Buona serata.
Amalteo: come ben dici, la nostra generazione non sa cos’è la vera fame, quanto meno qua in Italia; qualche eccezione ci sarà, ma ben poca, a mio avviso. A presto.
Chirieleison: tante frasi sono state spesso erroneamente attribuite a personaggi famosi, Maria Antonietta è un esempio lampante. Il croissant si dice inventato da un pasticciere viennese, proprio dopo la battaglia di Vienna del 1683, insieme al cappuccino, che ci ricorda frate d’Aviano. Un abbraccio.
Stefano: grazie, mi piacciono questi tuoi interventi, rivelano curiosità e suggerimenti interessanti. Un saluto.
Grazie del bel commento che hai lasciato sul mio blog, sono davvero onorata. Da quando ho scoperto il tuo blog su quello di Cata, ti leggo spessissimo, ma non ho mai lasciato commenti fino ad’ora. Ne approfitto per complimentarmi con te sia per gli spunti interessanti dei tuoi post che per il tuo modo di scrivere, davvero molto piacevole.
Rimango sicuramente in zona
a presto!
Stefy
La violenza è riprovevole, non c’è dubbio, ma senza le rivoluzioni il cambiamento è troppo lento…
Bellissimo blog, non ho trovato niente di così interessante sulla rete.
Uno spaccato della storia francese illuminante.
Una breve dissertazione; in Francia la storia si studia in un modo particolare ovvero si analizza la vita quotidiana, la religione, gli usi, la scienza e queste parti messe insieme ti danno un risultato “vero” e non “statistico”.
Grazie a te. Michele
Bellissimo post.
Ho letto piacevolmente il tutto
trovandolo scritto in un modo così
pulito e interessante che pare
di vedere le file delle persone ,
di sentire la loro stessa fame.
Complimenti Rino
Un saluto
Josè
Stefania: grazie, mi lusinghi. Anche il tuo blog è da seguire, si denota, pace ed equilibrio: complimenti. A presto leggerci, dunque.
Sandra di Giacomo: benvenuta e grazie per passare. In effetti, spesso la storia segna il passo, allora le rivoluzioni o i violenti cambiamenti rimettono tutto in discussione. Peccato che l’uomo non possa progredire pacificamente. Un saluto.
Michele: la storia francese mi ha sempre affascinato, non so il perché. È vero quello che tu dici, in Francia la storia si studia diversamente, come un insieme di dettagli più umani, meno statistici. Grazie per essere sempre presente, mi fa davvero piacere leggerti.
José Grilli: troppo gentile, cerco di raccontare con parole semplici, quasi fosse un romanzo, senza togliere nulla all’importanza degli eventi. Buona serata.
Il pane è un argomento “sacro” per i palermitani doc, tanto che si panifica più di una volta al giorno, perché a pranzo e a cena, il pane deve essere sempre fragrante! Naturalmente questa sorta di devozione deriva dalle numerose carestie subite nel corso della storia…
baci
[...] post precedente abbiamo parlato di Parigi, della Parigi fine XVIII secolo, città rivoluzionaria per eccellenza di [...]
Maria: è interessante notare come certi comportamenti, oltre a ripetersi nel tempo, si ripetono anche in città e nazioni lontane fra loro, anche se con altre forme. Una buona domenica.
[...] Aprile, 2008 di babilonia61 Abbiamo già studiato qualche particolare della Rivoluzione francese, di quella Rivoluzione che particolareggiò il decennio della storia della Francia dal 1789 al [...]
[...] la Rivoluzione francese del 1789, le idee e l’atteggiamento verso la vita cambiò. La nuova borghesia, la gente comune, [...]
[...] queste pagine, il nostro autore esaltava Parigi, una Parigi che si vide invasa da circa sette milioni di visitatori per l’Esposizione Universale di [...]
[...] e attento osservatore -, Novantatré, dove lo scrittore francese dettaglia, fra le altre cose, la Parigi del 1793. Nella Francia rivoluzionaria di fine 1700, la capitale fu centro di insurrezioni, di quelle [...]