Scrivere di Roma sarebbe descrivere circa 3.000 anni di storia, una storia piena di leggende, eventi, personaggi. Roma è stata, ed è, centro di potere, di cultura, centro economico, è stata studiata da artisti, letterati, storici, è stata descritta con le più inimmaginabili parole e frasi, a lei si sono dedicate immagini, musiche, canzoni, poesie, romanzi, saggi, a lei si sono ispirati i più grandi scrittori, i più arditi scultori. Roma è sempre affascinate, romantica, piena di risorse, Roma è questo e tant’altro indescrivibile.
La Roma di cui ci occupiamo in questo post è quella della metà del ’700, quando aveva circa 140.000 abitanti, gran parte popolani, poveri, minuti, pochi i grandi signori che dominavano l’Urbe, non esisteva una classe media ben definita.
Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini, papa dal 1740 al 1758, fu colui che incoraggiò il commercio, l’agricoltura, promovendo varie riforme. Fu uno dei più moderati ed eruditi papi del XVIII secolo, istituì la cattedra di fisica, matematica e chimica presso l’università di Roma, si interessò di sostenere e diffondere l’istruzione, autorizzò finanche la traduzione di certi volumi della letteratura inglese e francese.
In quegli anni, Roma era splendidamente selvaggia, leggermente malinconica, con ampi spazi verdi, con case popolari addossate a grandi palazzi. Era così rurale che il Foro era luogo di pascolo e abbeveraggio di buoi e greggi, attorno v’erano vigne, campi, orti e, nelle zone incolte, crescevano erbacce e rovi.
Ecco, dunque, alcune vedute di Roma di Giovanni Battista Piranesi (1720-1778 ) della metà del ’700, dove l’artista, con la sua sapiente grinta, riesce a raffigurare, esaltare, immortalare le bellezze della città, anche quando queste sono semplici rovine, sono nascoste da una vegetazione selvaggia, sono abbandonate all’incuria dei governanti. Nelle immagini di Piranesi abbiamo l’ammirazione della grandiosità di ciò che resta della vecchia Roma, di quella Roma che lui amava. E tanto era il suo amore che scrissero di lui:
” … è così pieno dell’aria, del cielo, del suolo di Roma, da ritrarla con prodigiosa fedeltà, e da farla comparire come per incanto innanzi gli occhi di chi non l’ha ancora mai veduta …” .

Piazza Navona, 1748

Piazza del Quirinale, 1748

Piazza San Pietro, 1748

Campidoglio, 1748











31 marzo 2008 at 4:54 pm
Roma ringrazia e apprezza.
ciao marina
31 marzo 2008 at 5:15 pm
Piranesi, oltre ad essere un grande realizzatore di scene realistiche e architettoniche, è stato un superbo visionario, con le sue rovine fantastiche e i suoi ambienti immaginari.
Come non pensare ai suoi edifici strabilianti, a quel groviglio di scale che si dipana in una visione ardita, quasi folle.
Hai fatto bene a ricordare questo immenso artista.
31 marzo 2008 at 5:57 pm
Davvero belle queste vedute e la delicata descrizione della Roma settecentesca…
un bacio
31 marzo 2008 at 6:32 pm
Marina: grazie a te. Un saluto.
Alessio: certo, il nostro Piranesi era un artista davvero poliedrico, pieno di sorprese. In ogni modo, riusciva bene a rappresentare, in questo caso, quella Roma che lui tanto ammirava. A presto, mio caro.
Maria: interessante il tuo post di oggi, complimenti. Un bacio.
31 marzo 2008 at 7:59 pm
Bel post, ho comprato proprio alcuni giorni fa un bel librone, curato da Maurizio Marini (Ed. Newton Compton euro 9,90), con le due raccolte d’incisioni che Piranesi dedicò a Roma. Mi hai fatto pregustare il piacere di leggerlo. Oramai vivo a Roma da otto mesi, ma credo che non mi abituerò mai alle sue bellezze. Certe passeggiate serali, nei colori del tramonto, mi riempiono il cuore di emozione
Buona serata, Annarita
31 marzo 2008 at 10:02 pm
bellissimo, istruttivo leggerti Rino, Notte!
1 aprile 2008 at 5:27 pm
Annarita: sono sicuro non ti pentirai del tuo acquisto. Piranesi ha molto da mostrarci, specialmente se lo si guarda con attenzione. Vi sono particolari che spesso sfugguno, per cui, a volte, una revisione aiuta a capire meglio. Buon pomeriggio.
Francesca: grazie, a buon rendere. Un saluto.
2 aprile 2008 at 12:56 pm
Prima Firenze, poi Roma… città nel mio cuore da te tratteggiate colla tua solita bravura e finezza, Giulia
2 aprile 2008 at 5:26 pm
Che bella immaginarla così… campestre.
2 aprile 2008 at 6:06 pm
Giulia: sono due città che anch’io amo e che, insieme a tante altre, mi hanno dato tanto. Un saluto.
M. Cristina: certo, oggi è molto diversa, più caotica, più gente, più materialità; a quei tempi, anche se trascurata e malridotta, era sempre un luogo di storia e cultura. Grazie per passare. Un caro saluto.
1 novembre 2008 at 10:27 am
Il Piranesi che conoscevo io era quello più gotico, più scuro, ma mi piace soffermarmi sulle sue vedute paesaggistiche.
Credo che sia apprezzabile ancor di più perché riesce a cogliere l’essenza della città: in tanti si sono soffermati a ritrarre le bellezze immortali dell’Urbe, estromettendone la vita che vi circolava attorno e concentrano lo sguardo solo sulle architetture, Piranesi è riuscito a cogliere la vita attorno, uomini che passano e guardano distratti, forse, abituati a quell’immortalità, così ben sposata all’effimero della vita quotidiana.
E’ il maestoso che si impone sull’umano o l’umanità che accerchia la maestà?
1 novembre 2008 at 5:48 pm
Marmott: certo, ben dici, anche perché Piranesi seppe cogliere la vera essenza della classicità, quella classicità che stava scomparendo, abbandonata. La vera bellezza della sua arte è nell’aver saputo, a mio avviso, tramandare, per mezzo dellla nobile arte, una Roma che stava scomparendo fra cattive erbe, rampicanti e incuria. Felice domenica a venire.