La storia parla, racconta, rivela, bisogna solo essere pronti ad acquietare i pensieri e ascoltare ciò che desidera dirci.
Gli schiavi furono, nei tempi passati, normale commercio, normale merce di scambio, normale routine. Prendiamo in esame l’impero ottomano, quell’impero che attanagliava l’Europa già nei secoli XV-XVI-XVII. Per mandare avanti la loro marina militare e commerciale, avevano bisogno di rematori, di schiavi, insomma di carne umana, gente fatta prigioniera durante le loro incursioni nelle città costiere mediterranee, durante le loro battaglie. Condannato per eresia al remo in una galea turca, scriveva Jean Marteilhe, un protestante francese:
“Si immaginino, se è possibile, cinque uomini incatenati, seduti ai banchi, il remo tra le mani, un piede sulla pedana, l’altro sul banco davanti, il corpo allungato, le braccia rigide per spingere innanzi il remo fin sopra i dorsi di quelli che hanno davanti e che sono intenti nel medesimo movimento.” [1]
Quel posto a sedere era tutto: lì stavano seduti, lì dormivano, lì mangiavano quel poco che ricevevano, lì defecavano, lì era la loro vita. Normalmente il fetore era insopportabile, così forte che spesso una nave corsara veniva individuata da lontano proprio per quel particolare. 250-350 persone, una accanto all’altra, costrette a vivere in pochi metri quadrati per settimane, senza scendere a terra. Poco differente era la situazione sulle navi cristiane, dove l’unica eccezione era la presenza di una certa quantità di gente comune, di coloro che, non avendo una casa, un lavoro, o volendo scappare, si imbarcavano di loro spontanea volontà e, in un certo qual modo, erano liberi.
Eravamo in piena espansione ottomana, all’epoca della caduta di Costantinopoli (1453), anni dopo (1565) del fallito assalto a Malta, della battaglia di Lepanto (1571), erano gli anni dei famosi e leggendari corsari Barbarossa, Dragut, Occhialì, erano anni di crisi per la Chiesa cattolica, sino a quando non venne Pio V.
*****
[1] Arrigo Petacco, La croce e la mezzaluna, Mondadori, Milano, 2006, pg.80.












26 marzo 2008 at 2:46 pm
Raramente forse riflettiamo su quanto la puzza abbia caratterizzato interi periodi e situazioni storiche…
Bello il nuovo blog, complimenti!
26 marzo 2008 at 4:05 pm
Gli schiavi, il mare, le dominazioni, il Mediterraneo, storie che combinate insieme sono interminabili.
Grazie per i tuoi pezzi di qualità.
Luisa
26 marzo 2008 at 4:59 pm
La storia degli schiavi non ha tempo e confini; sembra essere marginale ma è vivida anche adesso.
Michele
26 marzo 2008 at 8:16 pm
Maria: sono contento vederti in questa mia nuova casa. Benvenuta. A presto. Un bacio.
Luisa: a volte penso, per esempio, alla Sicilia, perla del Mediterraneo, con una storia di oltre 4000 anni, con tanti di quei fatti e misfatti che una vita intera non riuscirebbe a studiarli. Grazie per passare. Un saluto.
Michele: certo, la storia della schiavitù inizia con i primi uomini e continua nel presente che sarà anche futuro storico. Grazie. A presto leggerci.
27 marzo 2008 at 12:24 am
Eppure l’uomo ha sempre pensato che il mare fosse sinonimo di libertà… forse perchè si riesce a toccare quella sottile linea dove tra il cielo ed il mare stesso non vi è confine…
Dream… da Lupo di mare
27 marzo 2008 at 10:52 am
la crudeltà degli islamici è terrificante.
sono islamofobo e non razzista.
la mia è solo paura:
http://amalteo.splinder.com/post/14092583/Islam+e+dizionario%3A++Reciproci
lo sa bene dago, che negli ultimi fumetti se la deve vedere con i corsari del mare del 500
ciao rino
felicemente qui
amalteo
27 marzo 2008 at 11:11 am
Certo Dream, eppure c’è sempre qualcuno che limita quella libertà, quella libertà che da il mare, lo spazio, la terra infinita. A presto.
Amalteo: purtroppo a causa della religione, qualunque essa sia, si sono perpetrati scempi di tutti i tipi, e la storia ce lo racconta tanto palesamente che sembra assurdo il ripetersi di quell’orrore. Non apprendiamo mai; l’uomo, mi sembra, sordo. Mah! Un saluto. ps. corro a leggere il tuo post.
16 aprile 2008 at 11:15 am
mi sembra interessante questo romanzo strorico:
Cristiani di Allah
di Massimo Carlotto
edizioni E/O
Algeri, 1541. Il Mediterraneo è teatro di guerre, razzie, traffici di schiavi, scontri ideologici e religiosi. La possente armata di Carlo V, punta di lancia della Cristianità, viene annientata alle porte della capitale nordafricana dai corsari di Hassan Agha, che reggono la città per conto del sultano di Costantinopoli. I corsari sono in gran parte dei rinnegati, europei cristiani che hanno abbracciato l’Islam, per interesse, come scelta di libertà o più semplicemente per poter saccheggiare navi e depredare le coste del Mediterraneo sotto la protezione della Sublime Porta. Anche Redouane e Othmane, i protagonisti del romanzo, sono dei corsari rinnegati. Il primo albanese, il secondo tedesco, ex lanzichenecchi, hanno scelto la libertà di Algeri, da dove salpano sul loro sciabecco per le scorrerie e dove credono di poter vivere indisturbati la loro storia d’amore proibita. Othmane però commetterà l’errore di invaghirsi di uno dei giannizzeri, i fanatici e spietati cani da guardia del sultano, e trascinerà anche Redouane in un gorgo di vendette, agguati, intrighi. In un’Algeri affascinante, sensuale e selvaggia, magistralmente ricostruita nella sua vivacità cosmopolita, si dipana la trama di questo romanzo di avventure che va alle origini del noir mediterraneo. –IL CD– Cristiani di Allah è il primo romanzo con colonna sonora acclusa. Il cd con le musiche di Maurizio Camardi e Mauro Palmas, attraverso brani strumentali e canzoni, sottolinea i momenti salienti della vicenda. I due musicisti hanno lavorato parallelamente a Massimo Carlotto, basandosi sulle stesse fonti storiche e immedesimandosi in particolare in due personaggi, gli schiavi musicisti. Il desiderio comune di raccontare una storia così straordinaria ma anche così storicamente complessa ha portato alla scelta di allegare il cd al romanzo
16 aprile 2008 at 11:37 am
Amalteo: eccellente questo tuo apporto, farò tesoro del tuo consiglio, credimi. Un saluto.
16 aprile 2008 at 2:16 pm
Ne parla anche De André nella canzone “Sinàn Capudan Pascià”. Parla di un marinaio genovese realmente esistito che, non potendo nulla contro i turchi, si arrende a loro diventando schiavo, ma viene proclamato Pascià dopo poco tempo per aver servito il Sultano (spero di non sbagliarmi).
Il marinaio si chiama Scipione Cicala (Çigä in genovese, da cui Sinàn in turco, dal nome genovese di Genova, Zena).
Questo fatto è avvenuto realmente nel XV o XVI secolo.
Per chi volesse ascoltare questa canzone: http://it.youtube.com/watch?v=4CAI2wrZ4lg&feature=related
Stefano
16 aprile 2008 at 5:30 pm
Stefano: hai fatto bene ad annotare questo link, mi sembra importante in quanto correlato al mio post, anche perché tutto, a mio avviso, è storia. Grazie. Un saluto.