Le colonie inglesi d’America nel 1700

Boston nel 1722- Premessa (perché la Storia ha sempre un passato):

Nella prima metà del XVIII secolo, ben tre “guerre di successione” furono combattute in Europa: quella per il trono spagnolo (1702-1713), quella polacca (1733-1738), e infine quella per il trono austriaco (1740-1748). Di tutto questo disordine ne approfittò l’Inghilterra, affermandosi come potenza navale, commerciale e coloniale.
La guerra dei Sette anni, 1756-1763, potremmo considerarla come “la prima guerra mondiale”, una guerra in cui gli eserciti d’Inghilterra e Prussia, da una parte, e di Francia, Austria, Russia, e poi Spagna, si scontrarono sia nel territorio europeo che su quello americano che su quello indiano.
La Francia perse buona parte dei territori americani, il Canada passò in mano inglese, così come la Florida, almeno temporaneamente, fu ceduta dalla Spagna all’Inghilterra. In Australia si insediava una prima colonia penale, 1788, anch’essa britannica.

- Svolgimento (perché la Storia è un continuum):

Con circa due milioni e mezzo di abitanti nel 1775, le tredici colonie inglesi del nord America avevano uno sviluppo economico e sociale davvero esemplare. Irlandesi, svedesi, polacchi, tedeschi formavano un operoso miscuglio di genti che sapeva sfruttare le risorse interne e commerciare con la madrepatria. I gruppi religiosi erano tanti, si passava dai cattolici ai luterani, dai puritani agli ebrei e via dicendo.
Erano persone che avevano lasciato l’Europa per vari motivi, chi perché attratto dall’oro, chi perché pAfrican slave trade, 1500-1870erseguitati da Carlo I d’Inghilterra, come i puritani approdati nel Massachusetts nel 1620 – che fra l’altro era uno dei più antichi -, chi perché sfuggiva alla legge, chi perché desiderava rifarsi una vita, chi perché avventuriero, chi perché ricercava maggiore libertà sia politica che religiosa.
Eppure fra le cinque colonie del sud e quelle del centro-nord c’era una certa differenza. Nelle terre meridionali vigevano i latifondi, grandi estensioni di terreno dove un aristocratico o ricco proprietario coltivava tabacco, canna da zucchero, cotone, e lo schiavismo era pratica comune accettata a tal punto che, si pensi, più di un quarto della popolazione erano schiavi negri che lavoravano nei campi, schiavi privi di ogni diritto.
Nel centro e nel nord, invece, era diffusa la piccola proprietà, piccole fattorie di famiglie quasi autosufficienti che lavoravano per il fabbisogno personale, non mancando artigiani e qualche industria nelle grandi città del centro, come a New York, Filadelfia, Boston, dove il commercio con l’Inghilterra era punto forza della loro economia. Il centro nord aveva una vita culturale più attiva rispetto al sud, ricordiamo solo la fondazione dell’università di Harvard, a Boston, proprio nel 1636.
Ognuna di loro con proprie leggi civili, politiche e religiose, che tendevano a stabilire un determinato ordine sociale, ognuna di loro orgogliosa della propria indipendenza del proprio operato, ma tutte poco propense a rimpinguare le casse inglesi impoverite dalle guerre.

 

 

Nel 1775, l'Inghilterra aveva il dominio sulle zone indicate in rosso e rosa sulla mappa e la Spagna su quelle arancione. La zona rossa è quella relativa alle 13 colonie aperte agli insediamenti dopo la proclamazione del 1763. (Wikipedia)

Nel 1775, l'Inghilterra aveva il dominio sulle zone indicate in rosso e rosa sulla mappa e la Spagna su quelle arancione. La zona rossa è quella relativa alle 13 colonie aperte agli insediamenti dopo la proclamazione del 1763. (Wikipedia)

 

 


2 Risposte to “Le colonie inglesi d’America nel 1700”

  • gturs

    Certo che chi intraprese quel viaggio per l’epoca, lo considero un vero avventuriero……

    dall’archivio storico del mio comune risulta che i primi ad emigrare verso l’America furono in 31 nel 1868, con un picco di 66 nel 1873 e un minimo di 7 nel 1877 con un totale di 302 persone…..erano sicuramente altri tempi quelli dell’ottocento ma questo dato mi affascina ugualmente;))
    Un caro saluto rino e grazie per il bel post, roberta.

  • babilonia61

    Roberta: è l’insieme delle storie locali che fa la Storia, quei dati, quelle statistiche, quei documenti di cui necessariamante bisogna tener conto. E mi sembra interessante il tuo apporto, sarebbe ancor più da approfondire, magari esaminando le loro età, i loro possedimenti, le loro parentele, le loro caratteristiche. Buona serata.

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