Terra di conquista, l’Italia si presentava nel ’700 come un Paese frammentato, in parte in mano agli austriaci, in parte ai Borboni, in parte ai Savoia. Il soglio pontificio durante tutto il XVIII sec. passerà in mano a otto papi, da Clemente XI, a Innocenzo XIII, sino ad arrivare a Pio VI, che vedeva ridimensionati i suoi possedimenti. La Guerra dei Trent’anni, nel secolo precedente, aveva causato distruzione e morte in tutto il Nord Europa, la parte settentrionale dell’Italia ne risentirà in un certo qual modo. Poi la Guerra dei Sette anni, fra il 1756 e il 1763 con le mire espansionistiche di Federico II di Prussia.
La situazione economica europea iniziava a cambiare, a prendere un nuovo volto, la concorrenza dei prodotti inglesi e olandesi era forte. Venezia, in recessione economica mercantile, aveva perso Creta nel 1669 e con essa un prezioso sbocco ai mercati orientali. A Milano c’era Maria Teresa d’Austria che tentava alcune riforme. Mentre nella Savoia si rafforzava l’assolutismo, si aboliva il sistema feudale e si provvedeva alla formazione di nuovi ufficiali, in Toscana Pietro Leopoldo liberava i mercati, bonificava territori e tentava un nuovo progetto costituzionale, riformando anche la giustizia.
Una crisi manifatturiera attraversava l’Italia, crisi dovuta per lo più alla concorrenza estera che proponeva prodotti a basso costo. Nello stesso tempo il nostro sviluppo economico era frenato da un eccesivo carico fiscale e da una certa arretratezza del sistema delle corporazioni, i nostri prodotti erano ben poco competitivi. Gli stati stranieri preferivano un’economia mercantilista, incoraggiando la loro industria a discapito delle importazioni di prodotti finiti, in tal modo le nostre esportazioni subivano uno stallo.
Col passare degli anni, capitali e produzione si spostarono nelle campagne, prodotti come il lino, i fustagni, la seta grezza, la carta erano maggiormente disponibili. Riso, mais e gelso, culture redditizie, erano i più coltivati, spesso utilizzando nuove tecniche e nuovi strumenti di lavoro come gli aratri, i nuovi erpici, le falciatrici. In alcune zone, si avvertiva una certa rifeudalizzazione e un’agricoltura estensiva che favoriva i ricchi proprietari. Nella Val Padana le piante foraggere andavano per la maggiore, insieme al gelso, al baco da seta e al riso. Si sviluppava il lavoro a domicilio soprattutto per la lavorazione del lino e della canapa.
Col passare dei decenni, l’economia iniziava a essere più solida e forte, le carestie, le pandemie erano meno che una volta, le condizioni igieniche miglioravano con l’introduzione dei primi sistemi fognari nelle grandi città, la popolazione aumentava, si pensi che Napoli passava da 300.000 a 450.000 abitanti.
Il XVIII secolo fu il secolo dell’Illuminismo, della ragione, fu il secolo che portò sia la Rivoluzione francese che la Rivoluzione industriale. L’Europa si trasformava, si modernizzava.












