È risaputo, le prime forme di scrittura, geroglifici, furono lasciate da uomini primitivi tramite graffiti e dipinti di scene di caccia su rocce, pareti di caverne, su sassi, ossa, conchiglie. Poi, intorno al 3000-3500 a.C. in Egitto venne impiegato il Cyperus papyrus, una pianta palustre, per fare un qualcosa simile a ciò che noi oggi conosciamo come carta. Gli steli di quella bella specie botanica, tagliati longitudinalmente e disposti uno accanto all’altro, formavano una fine superficie su cui, dopo essersi seccata, si poteva scrivere. Per rendere più robusto e omogeneo il rotolo, si sovrapponeva al primo strato un secondo in modo trasversale.
Col tempo si scoprì la pergamena, fatta di pelli di animali, resistente materiale che costituì il prodotto più adoperato per vari secoli.
Le prime notizie sulla carta, come la vediamo oggi, ci vengono dalla Cina nel II sec. a.C., quando un eunuco, un tale Ts’ai Lum, della corte cinese dell’imperatore Ho Ti, la produsse per la prima volta ricavandola dalla corteccia di una pianta tipica di quelle zone, la Brussonetia papyrifera, pianta coltivata oggi anche in Italia, ma per altri scopi.
Fu Marco Polo che ci parlò, in un brano del suo famoso libro Il Milione, della carta, citando l’abilità dei cinesi nella sua lavorazione e fabbricazione.
Per molti anni la tecnica fu mantenuta segreta sino a quando si diffuse intorno al 610 prima in Corea e poi in Giappone, per passare verso il 750 in Asia centrale. Da lì, gli arabi, avendone imparato i segreti, la portano con loro nella conquista della Spagna, dove iniziarono a produrla nel 1150 a Xativa, vicino Valencia. Raccontano poeti e scrittori locali che si vedevano in quelle zone vaste aree di terra piene di fiori azzurri di lino, giacché si adoperavano gli stracci di lino per la sua lavorazione.
Un’altra ramificazione della via della carta giunse da Tunisi a Palermo. Da qui, dicono alcuni storici, si portò la sua tecnica di lavorazione a Fabriano.
Intorno al 1200 una crescente mancanza di stracci di lino portò la necessità di cercare altre fonti alternative: ecco dunque la pasta di legno, si ritorna al materiale originario adoperato dall’eunuco cinese.
La prima cartiera italiana sembra essere stata a Bologna, nel XII sec., mentre quella di Amalfi è datata 1220. Vari documenti attestano che già nel 1283 a Fabriano si produceva la migliore carta d’Italia, esportandosi in tutta Europa. Addirittura, raccontano i fatti, alcuni maestri cartai si stabilirono in varie città europee per produrla.
Dopo varie alterne vicende, crisi, periodi di peste, guerre, si giunse finalmente nel XV secolo, quando, introducendo i caratteri tipografici mobili, si stimolò la sua produzione in modo quasi industriale.
Furono i fratelli ed editori britannici Henry e Sealy Fourdrinier che, nel 1803, migliorando la macchina inventata dal francese Nicholas-Louis Robert nel 1798, diffusero maggiormente l’uso della carta, fabbricandola in modo industriale.
Da allora lo sviluppo delle tecnologie ha permesso di produrre carta di tutti i tipi e in modo relativamente economico.
Il futuro? Chissà, forse internet farà da padrona nella divulgazione delle notizie e della cultura, e i libri saranno solo un ricordo, come lo sono i geroglifici.











15 agosto 2010 at 10:43 pm
È sempre un piacere ripercorre la storia leggendo i tuoi post. Nel mio borgo c’è stata una cartiera fino a metà del 1800 e una parte della sua storia economica è legata a questa.
Ciao Gaspare, Roberta.