Sulla critica storica, Marc Bloch

Non si può parlare di storia, se non si parla di critica storica, di quella parte dello studio che – anche, ma non solo – mette in dubbio, approfondisce e analizza i fatti con occhi attenti. E ciò non significa criticare, giudicare, disapprovare, significa invece cercare di comprendere.

Di seguito alcune parole dello storico francese Marc Bloch:

Marc Bloch in uniforme, decorato con la Croce di guerra“[…] È  stato detto un gran male della critica storica. La si è accusa­ta di distruggere la poesia del passato. Gli studiosi sono stati trat­tati come spiriti aridi e piatti, e li si e accusati di mancare di ri­spetto alla memoria degli uomini antichi, poiché non accettavano a occhi chiusi storie che delle generazioni si sono passate da un’età all’altra. Se lo spirito critico ha tanti detrattori, e senza dubbio perché è più facile biasimarlo o schernirlo, piuttosto che seguirne i duri comandamenti. Si è per gran tempo creduto che le epopee del medioevo racchiudessero il racconto, più o meno deformato ma esatto nel suoi tratti essenziali, di eventi storici. Sappiamo og­gi che non è affatto così. Mai il destriero Bayart ha portato, at­traverso le grandi foreste delle Ardenne, i figli d’Aymon. Un giul­lare ha inventato l’amicizia di Ami e di Amile. Mai Aymerillot ha espugnato Narbonne. Questi antichi poemi non sono che finzio­ne: oggi ne siamo certi. Forse per questo hanno smesso di com­muoverci? Ieri ci chinavamo su di essi ricercando nel loro spec­chio appannato l’indistinto riflesso di avvenimenti incerti. Li con­sideravamo delle cattive cronache. Ecco che non sono più altro che delle belle storie! Adesso che sappiamo leggerli, essi ci offrono una immagine dai contorni netti: quella dell’anima eroica e bambina del secolo che li vide nascere, turbolenta e avida di misteri. Ciò che fa la bellezza delle leggende e la loro propria verità, è tradur­re fedelmente i sentimenti e le credenze del passato. Sapere che sono delle leggende, ce le fa gustare ancor meglio. E poi – dirò qui fino in fondo il mio pensiero – se è vero che la critica ha qualche volta fatto svanire certi miraggi che erano seducenti, dopo tutto, tanto peggio! Lo spirito critico è la pulizia dell’intelligenza. Il pri­mo dovere è lavarsi.

Elaborate soprattutto dagli storici e dai filologi, le regole del­la critica della testimonianza non sono un gioco da eruditi. Esse si applicano al presente come al passato. Forse alcuni di voi si tro­veranno rivestiti, in futuro, dei temibili poteri del giudice istrut­tore. Altri saranno chiamati, dalla nostra legge democratica, alle funzioni di giurato. E anche quelli che non pronunceranno mai, in nessun palazzo di giustizia, né alcuna sentenza né alcun ver­detto, dovranno e devono già, a ogni momento, nella vita di tutti i giorni, raccogliere, confrontare, pesare delle testimonianze. Ri­cordatevi, allora, dei principi del metodo critico. Contro lo spiri­to di maldicenza saranno per voi l’arma più potente. Contro lo spi­rito di sfiducia anche. Il disgraziato che dubita di continuo di tut­to e di tutti non è di solito altro che un credulone troppo spesso ingannato. L’uomo accorto, che sa la scarsità delle testimonianze esatte, è meno pronto dell’ignorante nell’accusare di falsità l’ami­co che si inganna. E il giorno in cui in società dovrete partecipare a qualche grande dibattito, che si tratti di sottoporre a nuovo esa­me una causa giudicata troppo in fretta, di votare per un uomo o per un’idea, non dimenticate mai il metodo critico. E una delle vie che conducono nella direzione del vero […]“.


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