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La Storia va criticata, rimproverata, compresa, accettata… ? L’errore comune è quello di giudicare il passato con il metro di oggi, con le idee, la forma mentis, i tabù, i modelli con il quale viviamo e vediamo il presente. Ma i fatti di ieri si svolgevano in ben altre circostanze, in ben altri contesti storici, in particolari e determinate situazioni che hanno poco a che vedere con la nostra realtà. Ecco dunque perché, generalmente, consideriamo negativi certi aspetti di ieri.
Marc Bloch ce lo insegna egregiamente. Qua di seguito alcune riflessioni riportate nel suo immortale Apologia della storia.

Marc BlochÈ famosa la formula del vecchio Ranke: lo storico non si propone null’altro che di descrivere le cose «come sono avvenute» (wie es eigentlich gewesen). L’aveva detto ancor prima Erodoto: «raccontare ciò che fu» (ton eonta). In altre parole, il dotto, lo storico, è invitato a eclissarsi di fronte ai fatti. Come molte massime, anche questa dové forse la sua fortuna alla sua ambiguità. Vi si può leggere, modestamente, un consiglio di probità: tale ne era, senza dubbio, il senso per Ranke. Ma anche un consiglio di passività. Di modo che, ecco, ad un tempo, sollevati due problemi: quello dell’imparzialità storica, e quello della storia come tentativo di riproduzione o come tentativo di analisi.

[…]
Per lungo tempo, si vide nello storico, una specie di giudice degli Inferi, incaricato di distribuire elogi o condanne agli eroi morti. Bisogna credere che quest’opinione risponda a un istinto fortemente radicato, perché tutti i professori che si son trovati a correggere lavori di studenti sanno quanto difficilmente i giovani si lascino dissuadere dal rappresentare, dall’alto dei loro scranni, la parte di Minosse o di Osiride. Vale più che mai la frase di Pascal: «Ciascuno crede di essere Dio, giudicando: “questo è buono o cattivo”». Si dimentica che un giudizio di valore non ha ragione di essere se non come preparazione di un’azione e ha senso soltanto in rapporto a un sistema volontariamente accettato, di punti di riferimento morali. Nella vita quotidiana, le esigenze del comportamento ci impongono questa etichettatura, di solito molto sommaria. Là dove non possiamo più nulla, là dove gli ideali comunemente accettati differiscono profondamente dai nostri, essa non è che un impaccio. Siamo davvero tanto sicuri di noi stessi e del nostro tempo, per separare, nella folla dei nostri padri, i giusti dai reprobi? Assolutizzando i criteri, puramente relativi, di un individuo, di un partito, di una generazione, che stupidaggine applicarne i dettami al modo con cui Silla governò Roma o Richelieu gli stati del re cristianissimo!

[…]
Malauguratamente, a forza di giudicare, si finisce, quasi fatalmente, per perdere persino il gusto di spiegare. Siccome le passioni del passato mescolano i loro riflessi ai preconcetti del presente, la realtà umana non è più che un quadro in bianco e nero. Montaigne ci aveva già ammoniti: «Dal momento che il giudizio pende da un lato, non ci si può trattenere dal delineare e storcere la narrazione in quel verso». Dopotutto, per intendere una coscienza estranea, separata da noi dall’intervallo delle generazioni, occorre quasi spogliarsi del nostro Io. Per dirle il fatto suo, basta restare se stessi. Lo sforzo è certamente meno gravoso. Quanto più facile scrivere a favore o contro Lutero che scrutarne l’anima; credere a papa Gregorio VII piuttosto che all’imperatore Enrico IV, o ad Enrico IV piuttosto che a Gregorio VII, invece di tentare di dipanare le ragioni profonde d’uno dei maggiori drammi della civiltà occidentale! E prendiamo, fuori del piano individuale, la questione dei beni nazionali. Il governo rivoluzionario, rompendo con la legislazione anteriore, decise di venderli a lotti anziché metterli all’incanto. Indubbiamente, ciò significava compromettere gravemente gli interessi del Tesoro. Alcuni eruditi dei giorni nostri hanno protestato con veemenza contro quelli politica. Che uomini di coraggio se, alla Convenzione, avessero osato parlare con quel tono! Lontano dalla ghigliottina, questa violenza senza rischi diverte. Molto meglio cercare ciò che realmente volevano gli uomini del Novantatre. Anzitutto, desideravano favorire l’acquisto della terra da parte del popolo minuto delle campagne; all’equilibrio del bilancio, essi preferivano il miglioramento delle condizioni di vita dei contadini poveri, garanzia della loro fedeltà al nuovo regime. Avevano torto o ragione? Che m’importa la tardiva decisione di uno storico a tale riguardo? Noi gli chiediamo soltanto di non lasciarsi ipnotizzare sulla propria scelta al punto di non riuscire più ad ammettere che un’altra sia stata un tempo possibile. La lezione dello sviluppo intellettuale dell’umanità è, nondimeno, chiarissima: le scienze si sono sempre mostrate tanto più feconde e, di conseguenza, tanto più utili alla stessa pratica, quanto più deliberatamente abbandonavano il vecchio antropocentrismo del bene e del male. Oggi si riderebbe di un chimico che mettesse da un lato i gas cattivi, come il cloro, e dall’altro i buoni, come l’ossigeno. Ma, se la chimica ai suoi primordi, avesse adottato questa classificazione, avrebbe rischiato fortemente di impantanarsi a tutto scapito della conoscenza dei corpi.

[…]
Una parola domina e illumina i nostri studi: «comprendere». Non diciamo che il buon storico è senza passioni; ha per lo meno quella di comprendere. Parola, non nascondiamocelo, gravida di difficoltà, ma anche di speranze. Soprattutto, carica di amicizia. Persino nell’azione, noi giudichiamo troppo. È così comodo gridare: «Alla forca!» Non comprendiamo mai abbastanza. Colui che differisce da noi ‑ straniero, avversario politico – passa, quasi necessariamente, per un malvagio. Anche per condurre le lotte che si presentano come inevitabili, occorrerebbe un po’ più di intelligenza delle anime; a maggior ragione per evitarle, quando si è ancora in tempo. La storia, pur che rinunci alle sue false arie di arcangelo, deve aiutarci a guarire di questo difetto. È una vasta esperienza delle varietà umane, un lungo incontro degli uomini. La vita, al pari della scienza, ha tutto da guadagnare da che questo incontro sia fraterno.

Rino, sottolineando.

- da Marc Bloch, Apologia della storia, Einaudi, Torino, 1969, pp. 123-127.

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- La storia ci dipinge.
- I cambi della Storia.

Boton quiz

1. Che cosa fu la Riforma cattolica?
2. Chi furono i maggiori esponenti?
3. Che cosa fu la Controriforma?
4. Quando si svolse il Concilio di Trento?
5. Chi e quando si fondò la Compagnia di Gesù?
6. Che cos’era l’Indice?
7. In che anno Lutero affisse le cosiddette 95 tesi?
8. Qual’era la principale accusa delle tesi luterane?

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La Bibbia di Martin Lutero

La Bibbia di Martin Lutero

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Risposte:

1. Una serie di attività svolte da alcuni cattolici a partire dal XV secolo con il fine di rinnovare la Chiesa cattolica.
2. Martin Lutero, Calvino, Zwingli.
3. Fu una serie di decisioni, dopo il concilio di Trento, per arginare la divisione che si era procurata nella Chiesa cattolica, rafforzare il loro potere e dare risposte.
4. Fra il 1545 e il 1563.
5. Nel 1540, Ignazio da Loyola.
6. Era un elenco di libri proibiti dalla Chiesa cattolica perché ritenuti eretici.
7. 1517, 31 ottobre.
8. La vendita delle indulgenze promossa in quel tempo da Leone X.

Venere (1483-1485),BotticelliVi sono epoche caratterizzate da precisi elementi, elementi che determinano, spesso in modo inequivocabile, un passaggio fra un’epoca e un’altra, fra un modo di vivere e un altro, che contraddistinguono un tempo storico. Per esempio fra la fine del cosiddetto Medioevo e l’inizio dell’Età moderna, fra il 1400 e il 1500. Di seguito alcune considerazioni sulle trasformazioni che si ebbero nel XVI secolo:

- centralità dell’individuo a partire dal 1400-1500;
- culto del classico, nel senso non di copiatura, bensì di studio;
- nuove scoperte scientifiche e geografiche, come i meccanismi degli orologi, il perfezionamento delle nuove armi da fuoco, o la scoperta di nuove terre, per non dimenticare la prospettiva nel campo pittorico;
- il commercio sposta il suo asse dal Mediterraneo all’Atlantico, con le terre americane;
- invenzione della stampa poco dopo la metà del XV secolo e conseguente (seppur lenta) alfabetizzazione, per cui si passa a una lettura silenziosa, individuale, quasi introspettiva;
- aumento demografico, dopo la terribile Peste nera del XIV secolo che aveva decimato l’Europa;
- aumento delle risorse e sfruttamento intensivo delle terre coltivate;
- inflazione, anche a causa dell’oro americano, della stagnazione della produzione europea, dell’aumento della domanda. Si ricorda che in Spagna i prezzi aumentarono di 4-5 volte, in Inghilterra di 5 volte, in Italia di 3 volte, in Francia di 4 volte.

Rino, brevemente.

Carlo I StuartNel 1603, alla morte di Elisabetta I Tudor, sovrana nubile, che aveva regnato dal 1558 al 1603, salì sul trono inglese Giacomo I Stuart, della famiglia reale scozzese, seguito nel 1625 dal figlio e successore Carlo I, cattolico convinto e sostenitore del diritto divino del re. Costui, affascinato dai modi della monarchia assolutista francese, desiderava seguirne i passi, cosicché sciolse varie volte il parlamento, motivato anche dal fatto che gli negava i fondi necessari per intraprendere una guerra in Europa. Ma l’Inghilterra non era la Francia, in quanto una piccola e media nobiltà insieme a un’attiva e ricca borghesia londinese non volevano rinunciare a un diritto secolare che li aiutava a sopravvivere degnamente contro l’assolutismo del sovrano.
La situazione divenne insostenibile quando il parlamento negò al re di riscuotere direttamente i dazi doganali sull’importazione del vino e di altri prodotti e si oppose all’introduzione di altre tasse fondiarie. Si notava inoltre una forte opposizione religiosa della Chiesa scozzese presbiteriana. Carlo I si vide costretto a convocare il parlamento – corto parlamento – per far fronte alla situazione: era il 1640. Gli avvenimenti precipitarono l’anno seguente, quando in Irlanda scoppiò una rivolta cattolica. Ma a chi affidare il comando dell’esercito: al re o al parlamento? Carlo I tentò di far arrestare i capi dell’opposizione parlamentare, ma fallì. Ritiratosi a Oxford organizzò un esercito, mentre il parlamento ne preparò un altro.
Scoppiò, dunque, una guerra civile, che vedeva impegnati i sostenitori del re, da una parte, e i sostenitori del parlamento, dall’altra. Grazie a un abile e deciso personaggio, il deputato e poi generale di cavalleria Oliver Cromwell, l’esercito di Carlo I, dopo varie battaglie, fu sconfitto e lo stesso re condannato a morte nel 1649.
Oliver CromwellCromwell, dopo aver controllato la guerra civile fra cattolici e protestanti in Irlanda, partì per la Scozia, dove, in breve tempo, debellò gli ultimi realisti. Ritornato a Londra, sciolse il parlamento, nel 1653, e si proclamò dittatore a vita, anche se il paese era nominalmente una repubblica.
Cromwell, puritano protestante e tenacissimo avversario dei cattolici, fu il primo borghese a governare l’Inghilterra. Con la meta di sviluppare ulteriormente la marina e i commerci, emanò una legge che costringeva tutti i mercanti inglesi a usare le navi della flotta reale per trasportare i loro prodotti, in tal modo il mercato marittimo in poco tempo superò quello olandese e quello spagnolo.
Furono anni di una intensa riforma politica: si suddivise il paese in undici distretti militari, si istituì una milizia di soldati a cavallo, si invitò gli ebrei a ritornare nel paese, si imposero nuove tasse, non senza il malcontento generale.
Quando nel 1657, dopo aver ricostituito il parlamento, questo gli propose la carica di monarca, Cromwell rifiutò, accettando solo il titolo di Lord Protettore. Proprio in quegli anni fu promulgata una nuova costituzione, nella quale si dava, altresì, allo stesso Cromwell il potere di attribuire titoli nobiliari, come fosse un re.
Morì nel 1658, succedendogli alla carica il figlio Richard, rovesciato ben presto dal parlamento in quanto poco capace di dirigere la nazione. Nel 1660, Carlo II Stuart prese il potere come sovrano, ristabilendo la monarchia.
Il paese era profondamente cambiato: la Chiesa anglicana si era organizzata secondo un modello gerarchico, dando ai vescovi ampie facoltà; era sorta la setta dei Quaccheri; in seno al parlamento iniziarono a differenziarsi due schieramenti, quello dei tories, sostenitori del re e della Chiesa anglicana, e quello dei whigs, fautori di un parlamento più attivo.
Eravamo già a fine secolo, eravamo vicini all’invenzione della prima macchina a vapore, vicini a una rivoluzione pre-industriale, vicini a tanti cambiamenti che avrebbero fatto più grande e forte la nazione inglese.

Rino, approfondendo.

Oramai gli articoli di questo blog sono quasi 250, per cui qualcuno sfugge alla nostra memoria. Di tanto in tanto, Vi inviterò a rileggerne qualcuno, scelto a caso. Felicità.

- Noi, la Storia e Marina Pierani.
- Noi, la Storia e Alessio Miglietta.
- Noi, la Storia e Paolo Ferrario.
- Noi, la Storia e Davide Pozzi.
- Noi, la Storia e Michele Crismani (Luciano Comida).
- Noi, la Storia e Ubaldo Riccobono.

P.s.: La pubblicazione di nuovi post seguirà normalmente

Boton quiz

1. Chi erano i lanzichenecchi?
2. In che anno si ebbe il Sacco di Roma da parte di Carlo V?
3. Chi era papa ai tempi del Sacco di Roma?
4. In che anno i turchi di Solimano I assediarono Vienna?
5. In che battaglia fu fatto prigioniero Francesco I in Italia?
6. In che periodo si svolsero le guerre d’Italia?
7. Quale sovrano francese contrastava le aspirazioni di Carlo V?

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Articoli che potrebbero aiutare a trovare alcune risposte.

- I lanzichenecchi e il Sacco di Roma.
- L’elezione di Carlo V e la lettera della zia Margherita.
- I papi del XVI secolo.

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Carlo V, ritratto da Tiziano, 1548

Carlo V, ritratto da Tiziano, 1548

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Risposte:

1. Mercenari tedeschi, soprattutto di fede luterana.
2. 1527.
3. Clemente VII.
4. 1529.
5. Nella battaglia di Pavia.
6. 1494-1559.
7. Francesco I di Francia.

Stroncone, la Torre.Da Carletti si fece una buona e abbondante colazione. Terni ci aveva preso anche per la gola. Silvano, mio buon amico torinese, aveva domandato di Stroncone e informatici che distava meno di dieci chilometri, di buona lena ci mettemmo in viaggio.
Pochi minuti dopo eccolo, paesino di poche migliaia di anime – dicono le statistiche essere 4524 nel 2002 – abbarbicato su una rocca, ad una altezza di appena 450 mt. sul livello del mare, Stroncone si presentava nella sua veste più bella, medievale, ricca di storia, di leggende. Le ataviche stradine, strette e ben lastricate, ci portavano qua e là, alla scoperta di un luogo pieno di immagini, di comode case di pietra impregnate dal passato, di robuste chiese addossate a normali abitazioni. Ogni spaStroncone, fiorizio, ogni centimetro è saggiamente adoperato, nulla è lasciato alla fantasia. La natura si sfoga con gerani, ortensie e piante fiorite di ogni genere che impreziosiscono qualsiasi possibile angolo privato e pubblico.
Rimanemmo gradevolmente sorpresi dalla gentilezza di un abitante che ci consigliò visitare la torre, poi la chiesa, dicendoci infine di essere ritornato a vivere a Stroncone dopo 20 anni di lavori all’estero.
Bighellonavamo per le solitarie vie – a quell’ora del mattino c’era ben poca gente in giro -, in un luogo legato storicamente allo Stato Pontificio, un luogo che aveva visto passare le truppe napoleoniche, un luogo in cui il tempo sembra trascorrere lentamente. Bighellonavamo, dicevo, e a un tratto ci trovammo davanti una scena davvero idilliaca: una centenaria vite dal robusto tronco si innalzava per diversi metri sino a ricoprire Stroncone, la viteil balcone di una casa. Ancora piccoli e acidi i grappoli di uva pendevano dai rami e le verdi foglie ombravano gli inquilini seduti comodamente. Che bella immagine! Che forza la natura! Quanto altruismo c’è in essa!
Ritornammo per il nostro cammino, affascinati dalla semplice raffinatezza di un paese che vale la pena visitare.
Stroncone aveva colpito i nostri cuori.

Rino, ringraziando l’amico Silvano.

Vintage Ice cream truckDi tanto in tanto bisogna scherzare, giocherellare con le idee, divertirsi con un tema per meglio comprenderlo e approfondirlo. La Storia, che a un primo acchito può sembrare difficile e noiosa, con tutti quei nomi, quelle date, quei personaggi rari e curiosi, alla fin fine è divertente, è piacevole come un coinvolgente romanzo. Bisogna solo stuzzicare la curiosità, base necessaria per appassionarsi. E sono sicuro che anche ai nostri figli piaccia, basta solo invitarli a prendere un gelato, un gelato sulle vie della Storia (sic!).
Ecco 6 punti per stimolarlo:

- 1°: invita tuo figlio a prendere un gelato, magari nel centro storico della tua città;
- 2°: porta con te un quaderno e una matita;
- 3°: chiedigli di leggere i nomi delle vie, delle piazze, suggeriscigli di guardare i monumenti, a curiosare le targhe, ad alzare gli occhi verso i tetti delle case, a fermarsi davanti un vecchio lampione, a camminare lentamente;Appunti erranti
- 4°: digli di prendere nota di ciò che lo incuriosisce;
- 5°: comparti ciò che sai, poi, a casa, ricercate su internet e sui libri, magari approfondendo e scoprendo insieme dettagli che vi erano sfuggiti;
- 6°: annotate il tutto su un quaderno, dandogli un nome come I miei appunti storici, Riflessioni sulla mia città, Note cittadine, Quaderno di ricerche, e via dicendo, quaderno che dovreste tenere sempre aggiornato.

… e non dimenticate il gelato!

Rino, fra il serio e il faceto.

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- Immagine superiore: Washington, D.C., 1920. “J.C.L. Ritter. Carry Ice Cream truck.” A brand-new Walker Electric. National Photo Co. Collection glass negative.
- Immagine a destra: alcuni dei miei moleskine.

Ai giorni d’oggi quasi tutte le case, siano esse in città che fuori città, hanno la possibilità di avere acqua potabile, ma i nostri avi soffrivano spesso per la mancanza di questo prezioso liquido.
Acquaiolo di Siviglia, Velazquez, 1620L’approvvigionamento idrico in campagna, nei secoli che vanno dal XV al XIX, era difficoltoso normalmente per la distanza da percorrere, in quanto non tutte le case avevano un pozzo o una fontanella o un fiumiciattolo nelle vicinanze. Nei paesi a clima freddo, dove le piogge erano frequenti, era usuale la raccolta della pioggia, sebbene non sempre sufficiente. Cosicché le donne erano costrette a percorrere lunghe distanze per rifornirsene. Si è calcolato che una contadina inglese del 1500 doveva camminare una media di 500-600 mt., mentre una scozzese anche 1.500 mt. Immaginiamoci, dunque, una donna con un secchio, una brocca o un recipiente contenente 10-20 lt. di acqua, percorrere sotto un sole cocente o nei giorni di pioggia e freddo simili distanze, quotidianamente.
Diverso il problema che si presentava in città e sebbene fontane, fontanelle e pozzi fossero a distanze inferiori che nelle campagne non tutte funzionavano e quasi sempre c’era una lunga fila da fare, talvolta anche per 1-2 ore. In Francia, nel XVIII sec., il consumo giornaliero era più o meno di 5-7 lt. pro-capite, mentre a Londra circa 12-15 lt.
A partire dalla metà del 1400, varie città intrapresero opere idriche. A Roma, papa Nicolò V fece ripristinare la cosiddetta Acqua Vergine, mentre a Castel Sant’Angelo, nel 1530, papa Clemente VII – lo stesso che autorizzò nel 1527 a scavare l’oggi Pozzo di San Patrizio a Orvieto – si fece costruire un bagno con acqua calda e fredda; in Francia nel 1457 si rimise in funzione l’acquedotto di Belleville che si affiancò a quello di Pré-Saint-Gervais e nel 1613 Maria de’ Medici fece risorgere quello di Arcueil; in Spagna solo nel 1481 si riattivò l’eccellente acquedotto di Segovia; in Portogallo ne erano attivi una certa quantità, da quello di Coimbra a quello di Tomar a quello di Elvas e, inoltre, se ne costruì uno nuovo a Lisbona tra il 1729 e il 1748, detto delle Acque Libere. In Italia, nel Regno di Napoli, Carlo III di Borbone fece portare l’acqua nella bella reggia di Caserta.Reggia di Caserta.
Tutte queste opere e tante altre contribuirono ad averne maggiore disponibilità nelle grandi città, mentre nelle piccole la figura dell’acquaiolo era ancora presente e operante, sebbene non tutte le famiglie avessero le condizioni economiche per comprarla.
Spesso l’acqua era inquinata, ricordiamo che v’era l’usanza di gettare per strada i rifiuti o di costruire i pozzi neri anche vicino fonti d’acqua potabile, per non parlare poi dell’inquinamento che produceva la rivoluzione industriale, specialmente in Inghilterra e nei paesi nordici.
Col passare del tempo – siamo già nel XVII secolo – in Francia si sviluppò la moda di avere nei giardini giochi d’acqua, per cui la scienza facilitò nuovi mezzi per migliorare i problemi idraulici. Si iniziò a incanalare il prezioso liquido dirigendolo verso le case, tramite pompe e altri marchingegni che spingevano e sollevavano l’acqua.
Acquedotto dell'Acqua Vergine, Roma, anonimo del XIX secoloGli sviluppi seguirono anche nel 1800, nel senso che questa iniziava a essere disponibile nelle abitazioni, almeno negli ambienti benestanti. A Parigi si creò una società per la fornitura del vitale liquido a domicilio, grazie alle pompe dei fratelli Perrier. A Milano, il primo impianto di acqua potabile risale al 1888, a Valencia, Spagna, al 1850.
Dicevamo, dunque, dell’inquinamento, inquinamento tanto molesto che il Tamigi, la Senna o altri fiumi di grandi città portavano nelle loro acque, oramai poco potabili. Ecco allora, l’alta mortalità per tutta l’Età moderna, maggiore nei centri urbani che in quelli di campagna, che potevano attingere acqua ancora potabile. Nelle città, tante fontane, tanti pozzi erano infetti dai rifiuti, a tal punto che la gente, non avendo altro che bere, l’adoperava, con la conseguenza che malattie e infermità colpivano gran parte della popolazione.
Poco a poco, grazie al lavaggio delle strade, alla raccolta dei rifiuti, alla pulizia delle città, migliorarono le condizioni di salute e il tenore di vita: siamo già ai primi del XIX secolo.

Rino, comprando acqua.

Importante epoca storica il 1700, epoca di svolta, epoca di ribellioni e rivoluzioni, da quella industriale inglese a quella civile francese a quella d’indipendenza americana, e via dicendo. Con la morte di Anna Stuart, nel 1714 la Gran Bretagna viene governata da una casata straniera, gli Hannover, dediti più ai loro interessi europei che a quelli inglesi, a tal punto da non voler apprendere l’inglese.
Di seguito le immagini dei sovrani che governarono nel XVIII secolo.

Anna Stuart

Anna Stuart (1665-1714), secondogenita di Giacomo II, ultima della dinastia Stuart, fu regina di Gran Bretagna e Irlanda dal 1702 al 1714. Protestante, sebbene il padre sia stato cattolico convertito, non lasciò successori. Durante il suo regno, la Scozia venne unita all’Inghilterra, 1707.

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Giorgio I Hannover

Giorgio I Hannover (1660-1727), fu re dal 1714 al 1727. Primo sovrano della dinastia Hannover in Gran Bretagna. Succeduto, grazie all’Act of Settlement del 1701, alla regina Anna, sua lontana cugina, si occupò ben poco dell’isola, non volendo impararne neanche la lingua.

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Giorgio II Hannover

Giorgio II Hannover (1683-1760), re di Gran Bretagna e Irlanda dal 1727 al 1760, fu più interessato alle sorti della sua Hannover che dell’Inghilterra. Durante il suo regno, si rafforzò come potenza navale.

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Giorgio III Hannover

Giorgio III Hannover (1738-1820), fu re di Gran Bretagna e Irlanda dal 1760 al 1820, succedendo al nonno Giorgio II, a causa della prematura morte del padre. Di mente instabile, afflitto da gravi problemi mentali, si affidò a vari ministri, fra i quali William Pitt il Giovane. Fu costretto ad abdicare verso il figlio Giorgio IV (1811) in quanto oramai diventato pazzo. Morì cieco.

Rino, nelle immagini.

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