L’affascinante mondo e i segreti delle slot machine made in USA

Un’indagine compiuta dal sito specializzato in slot machine Giochidislots.com e dal quotidiano digitale TheVerge.com ha messo in luce alcuni degli aspetti più interessanti riguardanti l’universo delle slot machine nei casinò degli Stati Uniti

Le slot machine tradizionali in passato pagavano solo il 3% dei giri, oggi presentano invece un tasso di ritorno intorno al 45%. Tale percentuale non è legata alla generosità dei produttori, ma può essere spiegata attraverso alcuni esperimenti di psicologia, come quello realizzato da Skinner. Lo psicologo ha scoperto che esistevano più possibilità che il piccione premesse la leva quando gli davano cibo a random, piuttosto che dopo aver ricevuto un pezzetto di cibo dopo ogni singola prova.  I piccioni di Skinner a un certo punto impazzivano e picchiettavano sulla leva in maniera assurda, arrivando persino a due volte e mezzo al secondo, per 16 ore, pur non ricevendo sempre la loro ricompensa. I piccioni nella skinner box hanno dimostrato che una ricompensa incerta può portare a un comportamento compulsivo.

Come scrisse in passato lo psicologo Thomson: “Una ricompensa troppo piccola frustra l’animale che smette di cercare; una troppo grande lo porterà a non tirare la leva con frequenza”. Tale principio ha portato gli sviluppatori di slot machine a produrre macchinette e software basate sull’esperimento di Skinner.

La prima slot machine è comparsa a cavallo del 20esimo secolo

La slot Liberty Bell è stata inventata nel 1898. Aveva tre bobine con dieci simboli e pagava in monete, facendo di questa la prima vera incarnazione delle moderne slot machine. Tale combinazione permetteva agli scommettitori di avere una possibilità su 1000 di ottenere il jackpot. Il sistema che le governava era certamente molto lontano dai generatori di numeri casuali di cui dispongono le attuali macchinette.

Le slot machine dominano nei casinò

Nonostante le immagini classiche di tavoli da gioco, croupier e fiches,  giochi come il poker e il blackjack occupano attualmente solo il 20% dello spazio in un casinò standard moderno. Il resto dello spazio è dedicato alle slot machine, che rappresentano il 70-80% delle entrate nella maggior parte dei locali autorizzati presenti negli Stati Uniti. Il boom si è registrato negli anni ’70 con una crescita impressionante del 50%.

8 curiosità sul mondo delle slot machine negli Stati Uniti

The Wheel of Fortune è una delle macchinette più popolari degli Stati Uniti, insieme con altre due slot machine il cui design è ispirato a due serie TV di dimensione mondiale Friends e Entourage.

Sono ben 2.500 le slot machine che occupano uno dei piani del MGM Grand Casinò. Il parco macchine si distingue per la varietà dei temi.

IGT è una delle società leader del settore a livello mondiale, poiché produce il 93% dei videopoker, oltre a dominare la produzione delle videoslot.

Il Videopoker è stato descritto da alcuni tema di psicologi che si occupando di ludopatia come il “crack del gioco d’azzardo“.

Nello spiegare il principio base che si cela dietro le macchinette, il fondatore di IGT, William “Si” Redd, ha affermato: “Se si spendono 100 dollari per giocare alle slot, lo si può fare per circa un’ora, ma il videopoker è stato progettato per ‘regalare’ due ore di gioco per gli stessi 100 dollari“. In altre parole, si allunga il tempo in cui un giocatore spende soldi. Non ci sono grandi vittorie o grandi perdite tutte in una volta; invece il gioco è un flusso, la volatilità è bassa e la sensazione del rischio si accende poco alla volta. I prodotti IGT rispecchiano a pieno nell’architettura delle macchine il pensiero di Redd.

Gli schermi curvi aiutano a catturare l’attenzione. Uno schermo curvo su una slot machine può aumentare la durata del gioco tra il 30% e il 80% . Il motivo è spiegato in maniera semplice dallo stesso fondatore di IGT: “Si vede bene; è incredibilmente chiaro”.

La banca dati dei clienti al Caesar Entertainment è stimata per un valore di circa un miliardo di dollari, secondo una recente valutazione da parte dei creditori, il che la rende il bene più prezioso dell’azienda. Il Player Tracking aiuta le aziende a capire che cosa mantiene la gente incollata alle macchinette, e serve anche per calcolare la quantità giocatori che sarebbero disposti a rischiare finanziariamente.

I “piccoli” ma assidui giocatori d’azzardo, a lungo termine possono diventare redditizi come gli high rollers. Con il trascorrere del tempo, i clienti abituali che visitano settimanalmente casinò dotati di slot machine ogni settimana, potranno valere tanto quanto quelli che giocano sui grandi tavoli di Las Vegas.

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Casinò come centri di controllo

I casinò di Las Vegas stanno rappresentando uno scenario eccellente per le aziende di tecnologia e i dispositivi di sicurezza. Nelle sale giochi queste testano i loro prodotti, di modo che, dopo essere stati messi a punto, possano essere adottati da banche, aeroporti, centri commerciali e istituzioni governative.

Nei centri di gioco del Nevada, la sicurezza è onnipresente, e al di là delle telecamere disposte a soli tre metri di distanza sui soffitti degli stabilimenti, sono installati sistemi di sicurezza “invisibili”: si tratta di chip a radiofrequenza unici incorporati nelle fiches, nel software di analisi di segnali sospetti e nelle applicazioni che hanno la funzione di monitorare la quantità di denaro che vincono o perdono clienti. Viene persino controllato per quanto tempo scommette il visitatore e se potrebbe diventare un potenziale giocatore.

I casinò impiegano i migliori crittografi, esperti di sicurezza informatica e teorici del gioco“, ha spiegato alla rivista Popular Mecanics, John Pironti, direttore generale di IP Architects, una società di consulenza specializzata.

Questi stabilimenti rappresentano il luogo ideale per fare dei test: un casinò di Las Vegas presenta alberghi, ristoranti, luoghi di  intrattenimento, negozi, uffici di cambio. Questo piccolo mondo è una fonte di informazioni preziose non solo per il rilevamento di eventuali frodi, ma anche per identificare i clienti più facoltosi.

La sicurezza rappresenta un aspetto critico per i casinò, e nessuno vuole rivelare le tecnologie che utilizza.

E’ il gioco del gatto che rincorre il topo. Nei luoghi in cui girano molti soldi ci sono persone che cercano di trovare un modo per appropriarsene. Alcune in maniera molto rudimentale, e altre che certamente possiedono fiches a casa, distributori di carte e slot machine, e lavoreranno per mesi alla ricerca di un modo per riprogrammarle o truccarle in qualche modo“. E’ quanto emerge dalle fonti di una società di sicurezza informatica.

Un esempio noto di “rapina rudimentale” ha visto protagonista un giovane di nome Anthony Carleo, che nel 2010 ha rubato fiches al Bellagio per un valore di 1,5 milioni di dollari. Le fiches, dotate di chip elettronici, sono state rapidamente disattivate, perciò non avrebbe  potuto cambiarle in denaro. È stato arrestato nel gennaio 2011, mentre cercava di rivendere le fiches ad un prezzo più consistente (25.000 dollari), da un agente di polizia sotto copertura.

Tutte le fiches dei casinò di Las Vegas sono dotate di un chip RFID. Si è ricorsi a questo sistema da qualche anno, dopo che due costruttori professionisti hanno rubato diversi milioni di dollari falsificandole: le dipingevano con un altro colore e cambiavano l’adesivo che riportavano con un altro dal valore più alto.

Attualmente, oltre a individuare il valore effettivo di ciascuna fiche, indipendentemente dal suo aspetto esterno, la tecnologia RFID controlla anche quanto denaro punta un giocatore in ogni mano, quanto tempo trascorre ad un tavolo da gioco, quanto vince o perde in un giorno e individua inoltre qual è il suo stile di gioco. Le fiches sono dotate di un trasmettitore che identifica il valore delle stesse e la quantità di denaro vinto o perso in una mano in tempo reale.

In teoria, un casinò può utilizzare queste informazioni per decidere, in modo più efficace, a quali clienti regalare una camera. Si può trattare col giocatore facendo in modo che si dilunghi a giocare offrendogli bevande gratuite, per esempio.

Questo sistema permette di verificare se i croupier stanno svolgendo un buon lavoro.   Questi chip avanzati costano il doppio rispetto ai loro predecessori, a cui va aggiunto il costo di hardware, software e ricevitori inclusi.

Il casinò Wynn, che ha aperto le sue porte nel 2005, a quei tempi ha speso 2 milioni di dollari per questa tecnologia.  La tecnologia RFID è utilizzata anche in alcuni distributori di carte ai tavoli di baccarat, per evitare che qualche truffatore faccia uno scambio con le carte che nasconde nella manica della giacca o in tasca.

Nel mese di aprile, Gaming Partners International (GPIC), con sede a Las Vegas, ha annunciato l’acquisto dei Dolphin Products, di Hong Kong, per 5.9 milioni di dollari. GPIC, che fabbrica carte da gioco, giochi da tavolo, craps e roulette, ha aperto la strada all’uso della radiofrequenza.

Oltre alla tecnologia RFID, i casinò di Las Vegas, presentano altre fonti di informazione e controllo. Uno stabilimento come il The Mirage, che misura sui 100.000 metri quadrati, conta circa un migliaio di telecamere di sorveglianza. Il software di cui sono provviste identifica movimenti sospetti, come ad esempio indossare un paio di baffi o tatuaggi e quanto tempo una persona gioca alla roulette, o si nasconde dietro una scala. Inoltre, le carte fedeltà, presentano un profilo completo del cliente (nome, data di nascita, indirizzo, quanto è solito puntare, quante volte ha visitato il casinò, ecc).

Ma ci sono volte in cui la frode viene scoperta proprio per la correlazione di dati apparentemente normali. Per esempio, c’è stato un caso di un giocatore che perdeva sempre, ma che a volte coincideva con un giocatore che vinceva grandi quantità. Colui che barava era il primo, ma si è scoperto che entrambi erano complici.

Altre volte si è scoperto che il croupier e un giocatore abituale condividevano la stessa camera nell’hotel, o che uno di loro appariva come il contatto di riferimento dell’altro in un contratto di macchine a noleggio.

Esistono inoltre programmi in grado di rilevare se un giocatore sta contando le carte: è il caso di TableEye21, di una società canadese.

 

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Alla scoperta di Craig Steven Wright, il creatore di Bitcoin

Dopo anni passati nell’ombra, l’uomo d’affari e scienziato australiano Craig Steven Wright, è stato identificato come “Satoshi Nakamoto”, il creatore della moneta digitale bitcoin.

Il professionista ha offerto prove tecniche a sostegno della sua dichiarazione su tre mezzi di comunicazione: la BBC, la rivista The Economist e GQ, al fine di porre fine ad anni di speculazioni sulla persona che ha inventato il sistema di questa moneta digitale utilizzata per lo shopping e il gambling online, oltre che come valuta di investimento.

Membri di spicco della comunità Bitcoin e il core team che ha sviluppato il sistema di Wright hanno confermato le sue dichiarazioni. Tuttavia, alcuni scettici insistono affinché vengano realizzate più prove per essere convinti della sua identità.

Durante l’incontro con la BBC, Wright ha sottoscritto dei messaggi digitalmente utilizzando chiavi crittografiche che sono state create durante le prime fasi della creazione di bitcoin. Queste chiavi sono indissolubilmente legate a blocchi di bitcoin create e “ricavate” da Satoshi Nakamoto, il nome col quale era conosciuto il creatore della moneta. “Questi sono i blocchi che sono stati utilizzati per inviare 10 bitcoin a Hal Finney nel mese di gennaio (2009) nella prima operazione bitcoin“, ha spiegato Wright durante la dimostrazione.

Il noto crittografo conosciuto come Hal Finney è stato uno degli ingegneri che hanno contribuito a trasformare le idee di Wright nel protocollo bitcoin, ha affermato. “Io sono stato il principale creatore, ma in molti mi hanno aiutato”, ha aggiunto.

Poco dopo la rivelazione, Gavin Andresen, capo scientifico della Fondazione Bitcoin, ha pubblicato un blog a sostegno delle dichiarazioni di Wright.  “Credo che Craig Steven Wright è la persona che ha inventato Bitcoin”, ha detto.

Anche Jon Matonis, economista e uno dei fondatori della Fondazione Bitcoin, ha dichiarato di  essere convinto che Wright è chi dice di essere.

Durante le sessioni dei test a Londra, ho avuto l’opportunità di rivedere i dati rilevanti attraverso tre piani differenti: crittografico, sociale e tecnico”, ha spiegato. “Sono fermamente convinto che Craig Wright soddisfa queste tre categorie“.

Tuttavia, The Economist ha pubblicato un articolo esprimendo dei dubbi sul fatto che Craig Wright sia veramente Satoshi Nakamoto. La rivista sottolinea che quando il nome di Wright fu relazionato a Nakamoto nel dicembre dello scorso anno, l’uomo d’affari australiano ha negato di essere il misterioso creatore della moneta.  Allora, cosa gli ha fatto cambiare idea?

Oltre a dimostrare di essere in possesso delle chiavi crittografiche che solo Nakamoto potrebbe avere, The Economist insiste affinché vengano effettuate più “prove di paternità”. Ad esempio potrebbe spiegare in modo convincente le lacune biografiche sorte quando fu identificato come Nakamoto, nel mese di dicembre. O verificare se dispone delle conoscenze tecniche che gli avrebbero permesso di sviluppare un sistema così complesso e ingegnoso come bitcoin. E infine, vedere in che misura coincide con l’immagine che le persone hanno di Nakamoto, in particolare con ciò che gli scienziati che collaborarono con lui online pensano di questa identità che ora rivendica.

Craig Wright ha affermato che rivelando pubblicamente la sua identità, sperava di porre fine a tutte le speculazioni su Satoshi Nakamoto. Diversi mezzi di comunicazione di spicco, tra cui il The New Yorker, Fast Company e Newsweek, hanno condotto approfondite indagini sul creatore di bitcoin presentando diversi candidati.

Nel dicembre 2015, due riviste, Wired e Gizmodo, hanno designato Wright come “il creatore”, dopo aver ricevuto documenti presumibilmente rubati che rivelavano i suoi legami con il progetto.

Poco dopo la pubblicazione della notizia, le autorità australiane hanno fatto irruzione nella casa di Wright. Le autorità fiscali hanno spiegato che la retata aveva a che fare con un’indagine legata a questioni fiscali e non a bitcoin. Quando è stato interrogato sull’episodio, Wright ha dichiarato di aver cooperato pienamente con le autorità.

Secondo l’uomo d’affari australiano, gli articoli pubblicati nel mese di dicembre hanno fomentato ulteriori incursioni della stampa su di lui e i suoi stretti collaboratori. È per questo che si è deciso ad uscire allo scoperto, anche se gli è risultato increscioso essersi visto costretto a rivelare la sua identità.

In realtà non voglio che la mia faccia sia di dominio pubblico“, ha detto. ” Avrei preferito non rivelarmi“. “Voglio lavorare e continuare a fare quello che faccio. Non ho bisogno di soldi. Non cerco la fama. Non voglio essere adorato. Voglio solo essere lasciato in pace“.

Bitcoin viene usata come moneta di pagamento in una varietà di beni e servizi, da trasferimenti di denaro internazionali fino a sistemi di estorsione per recuperare dati crittografati dei virus informatici.

Ci sono circa 15,5 milioni di bitcoin in circolazione. Il loro valore individuale è di circa 449 dollari. Si ritiene che Satoshi Nakamoto ha accumulato approssimativamente un milione di bitcoin, che, convertiti in soldi veri, corrisponderebbero a circa 450 milioni di dollari.

 

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Adelson, il magnate del Las Vegas Sands spinge per Donald Trump presidente

Il magnate statunitense Sheldon Adelson, proprietario del Las Vegas Sands, ha reso nota la sua posizione sulle prossime elezioni degli Stati Uniti chiedendo ai repubblicani di sostenere la candidatura di Donald Trump, il candidato virtuale per le elezioni presidenziali.

In un articolo pubblicato sul Washington Post, il magnate repubblicano ha espresso il suo personale sostegno al favorito del partito e ha esortato i suoi colleghi repubblicani a fare lo stesso, in particolare i legislatori. Anche se ha ammesso di non condividere completamente alcune posizioni di Trump, ha affermato che questi sarebbe molto più adatto a rivestire la carica di presidente rispetto alla democratica Hillary Clinton.

Se i repubblicani non si uniranno a sostegno di Trump, il presidente Barack Obama resterà al potere, attraverso Hillary Clinton, per un terzo mandato, ha dichiarato. Ha affermato che Trump, è l’unico repubblicano a continuare la corsa alla candidatura, e “ha creato un movimento in questo paese che non può essere ignorato“.

“Quando terminerà questo ciclo di elezioni primarie Trump, avrà ottenuto più voti repubblicani per la presidenza di ogni altro candidato prima d’ora”, ha dichiarato l’architetto del progetto Eurovegas Madrid, che alla fine si è rivelato un insuccesso.

Ma alcuni repubblicani stanno rimanendo al margine, minacciando di non andare a votare o che peggio ancora le elezioni, o peggio ancora, consiglieranno di votare per l’altra favorita alla corsa politica, la democratica, Hillary Clinton. Devono rendersi conto che c’è molto in gioco“, ha aggiunto.

Ha puntualizzato che gli Stati Uniti hanno bisogno di una forte leadership esecutiva oggi più che mai, siccome il mondo è meno sicuro ed è diminuita la fiducia in Washington tra gli alleati. I seguaci di Trump hanno reagito con calma davanti alla sua decisione di accettare denaro da donatori stranieri, anche se ciò va contro al suo impegno di autofinanziare la sua campagna presidenziale e le rivolte ai suoi avversari considerati come fantocci che fanno solo gli interessi dei ricchi.

Durante le primarie il magnate di New York si è presentato come “indipendente” che non ha bisogno di grandi donatori, anche se ha accettato fino ad oggi più di 12 milioni di dollari in contributi. Dopo le sue vittorie strepitose nelle diverse primarie, Trump ha abbandonato il suo piano di autofinanziarsi e ha sollevato la necessità di un sostegno da parte dei donatori di partito in più di un miliardo di dollari per affrontare la sfida alle urne dei democratici.

Adelson, è un donatore regolare del Partito Repubblicano e nel 2012 ha speso circa 100 milioni di dollari nelle elezioni presidenziali, in cui ha sostenuto l’ex presidente della Camera Newt Gingrich, secondo il Wall Street Journal.

In queste elezioni, il magnate del casinò ha fatto una generosa donazione alla candidatura del senatore Ted Cruz, che si è ritirato dalla corsa politica il mese scorso, ma una volta che Trump è rimasto il solo in gara, ha promesso di fornire il suo appoggio se si considera che “ha vinto democraticamente le primarie”, ha detto durante una cerimonia la scorsa settimana a New York.

 

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